Albert Camus

 

Contraddizioni

Accettare la vita, prenderla com’è? Stupido. Il modo di fare altrimenti? Anziché esser noi a prenderla, è lei che s’impossessa di noi e all’occasione ci chiude la bocca.
Accettare la condizione umana? Credo piuttosto che la rivolta sia nella natura umana.
È una sinistra commedia pretendere di accettare ciò che ci viene imposto. Anzitutto ci tocca vivere. Ci sono tante cose degne di essere amate che è ridicolo mostrare di desiderare il dolore.
Commedia. Simulazione. Bisogna essere sinceri. Sinceri a ogni costo, anche contro di noi.
D’altronde niente rivolta né disperazione. La vita con quello che ha. Accettare o rivoltarsi significa mettersi di fronte alla vita. Pura illusione. Noi siamo nella vita. Essa ci batte, ci mutila, ci sputa in faccia. Ci illumina anche di gioia pazza e improvvisa che ci fa partecipare. È breve. Ma basta. Tuttavia non ci si inganni: il dolore è lì. Impossibile tergiversare. Forse, in fondo a noi, la parte essenziale della vita.
Le nostre contraddizioni. I mistici e Gesù Cristo. Amore. Comunione. Certo, ma perché accontentarsi di parole? A più tardi.

 

Nota:

Un unico foglio, di grosso formato, coperto da una scrittura nervosa. Né titolo, né data. Dalla scrittura, questo testo sembra sia stato redatto nel 1933.

 

A. Camus, Le voci del quartiere povero e altri scritti giovanili, Rizzoli 1974.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *