Paul Valéry, Homo Politicus, Ortica Editrice 2019.

L’Uomo è un animale politico, dice Aristotele, ma se spesso con questa definizione si è data rilevanza solo al termine politico, con Valéry è invece l’animale che primeggia, poiché Homo viene osservato nella sua essenzialità biologica, scrutato nella sua psiche e studiato nelle sue reazioni più immediate e istintuali, quelle irriflesse, fonte sorgiva di quelle riflesse e ragionate. Quest’ultime – a discapito dell’immagine dell’essere razionale che l’uomo vuole dare di sé – sono tutt’altro che fondate sulla ragione ma poggiano, come le prime, sostanzialmente su «impulsi e rimozioni».
Valéry in questi Quaderni mette a nudo la condizione umana, i suoi processi politici, il vivere societario, la costituzione delle masse e delle élite, dei loro reciproci scontri e accordi, in una danza feroce da cui nessuno uscirà indenne.

P. Valéry, Homo Politicus, Ortica Editrice 2019.

Paul Valéry (1871-1945), narratore, poeta, filosofo, moralista, dandy nelle ore perse, speleologo della psiche, sismografo delle realtà e dei suoi camuffamenti e Accademico di Francia. Fu tra i più grandi e attenti scrutatori del tempo, della Storia e dei suoi moventi e antecendenti, da cui i suoi Sguardi sul mondo attuale, così come i numerosi saggi raccolti nei suoi Variété, aforismi e pensieri in Tel Quel e in Cattivi Pensieri, e la sua monumentale opera – unicum nel panorama letterario – che sono i Quaderni.

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