dediche/biografia – Alberto Masala

 

 

testo nato in un’azione con Anton Roca (Link, 1998). In quell’occasione Anton disponeva 12 sedie vuote ed io assegnavo loro i nomi citati nelle dediche. Seguiva il testo della biografia collettiva che, nelle mie intenzioni, era la narrazione della loro e della mia vita in un’identificazione etica con quelli che considero i miei antenati in poesia.

 

a Lucrezio
la poesia della natura – morto cantando la dignità dell’uomo senza dei
a Li Po
la poesia dello spirito – morto abbracciando la luna nell’acqua
a Vincent Van Gogh
la poesia del colore della luce – morto di rabbia giusta
ad Arthur Rimbaud
la poesia della visione – morto per vedere oltre
a Vladimir Majakowskij
la poesia della rivoluzione – morto per non vederne la fine
a Dino Campana
la poesia della follia – morto per abbandono
ad Antonin Artaud
la poesia del cuore crudele – morto vivo con una scarpa in mano
a Julian Beck
la poesia dell’utopia – morto di peste
a John Cage
la poesia del silenzio – morto per fare piccola la morte
a William Burroughs
il virus della poesia – morto per la fine del suo viaggio
a Patrizia Vicinelli
la poesia dell’esistenza – morta dopo aver guardato la morte
a Joseph Beuys
la poesia dell’intelligenza della terra – morto per ritornare alla terra

 

il tempo è forma della verità
imposto da una prospettiva
della rivoluzione dove
si perdono illusioni in quantità

oggi noi siamo alone
di evidente delirio
in questa isolata insurrezione
di voce che riduce le cautele
e aumenta i gesti di eresia
trasportando le voci

e ne siamo la voce partorita inondando
che sperimenta il salto
umano
perché la carne non ha mai equilibrio
sacro
che non dipende dagli dei
e se dobbiamo nominare dei
per ambizione di totalità
che rimangano in forma di bestemmia
come un’eco sarcastica
di panico che scalda di rivolta
all’ingresso del tempio
siamo bagliore notturno immateriale
un riflesso di mare luminoso
accecante
di senso che circonda di parole
morale e convenzioni

siamo il nome che un padre ed una madre
hanno scelto esultando di gioia
per poca e miserabile creazione
che percorre la nostra indipendente
vita
annusando e azzannando l’inquietudine
cercando da mangiare come belva
o un lavoro da fare con le mani
liberando
richiami appassionati
del racconto di un tempo
rinchiuso in cent’anni polverosi

noi siamo
un frutto che è spuntato
dall’insistenza dell’irritazione
dalle deformazioni di geometria
siamo dolore acuto
disseminato in una riflessione
antagonisti nudi
e nudi occorre andare
a nudo
nonostante gli insetti
così sei troppo a nudo…
quando troppo significa diverso

luogo di canti nati da imprudenza
armonia che si estende alla memoria
e ve ne diamo forti suggestioni
anche i particolari commoventi
ne avete l’imbarazzo della scelta
siamo vitalità moltiplicata dai supplizi
pullulare di stelle
fragile quantità di nude trasparenze
come rivelazione seminale
di cui noi stessi nutriamo conseguenze

nomadìa
viaggiando in labirinti di chiarezza
che sogna di afferrare repentino
questo bisogno di sovrabbondanza
un convulso e sfrenato godimento
subito entrato in vene d’innocenza

e restiamo per sempre viaggiatori
mai rifugio tranquillo

siamo un esempio
visto nell’intervallo disperato
tra blu e verde metafisico
tra dubbi
tra sonno e veglia
la trama lacerata con le mani
la condizione dell’alterità
dei morti per scarso nutrimento
evocazione di spettri di miseria
solo del corpo
solo del corpo
solo del corpo
e sortilegio d’ombra

siamo rivelazione
consegnata agli artisti
di vuoto che disarma le certezze
che quando incontra la mediocrità
s’interrompe e svanisce all’improvviso

siamo premonizione
contro ogni previsione dei veggenti
e più cerchiamo attentamente di vedere
e più cerchiamo attentamente di vedere
più siamo visti

siamo
ciò che stiamo leggendo ad alta voce

e prendi
e prendi
e dammi questo tempo da domare
e smetti di capire

 

A. Masala, Proveniamo da estremi, Libro+cd, E.T.L. edizioni 2002.

 

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