Cioran su Francis Scott Fitzgerald.

 

In alcuni la lucidità è un dato primordiale, un privilegio, anzi una grazia. Non hanno nessun bisogno di acquisirla, di tendere ad essa: vi sono predestinati. Tutte le loro esperienze concorrono a renderli trasparenti a loro stessi. Colpiti da chiaroveggenza, non ne soffrono, a tal punto essa li definisce. Se vivono in una crisi perpetua, la accettano con naturalezza: essa è immanente alla loro esistenza. In altri, la lucidità è un risultato tardivo, il frutto di un accidente, di una frattura interiore sopraggiunta a un certo momento. Fino ad allora, chiusi in una piacevole opacità, aderivano alle loro evidenze senza soppesarle né intuirne il vuoto. Eccoli disingannati e come impegnati loro malgrado nella via della conoscenza; eccoli inciampare fra verità irrespirabili, alle quali niente li aveva preparati. Perciò sentono la loro nuova condizione non come un favore, ma come un «colpo». Quelle verità irrespirabili, nulla aveva preparato Scott Fitzgerald ad affrontarle o a subirle. Lo sforzo che fece per adattarvisi non manca tuttavia di pateticità.
«Con ogni evidenza, vivere significa sprofondare progressivamente. I colpi che vi demoliscono più spettacolarmente, i grandi colpi improvvisi che vengono – o sembrano venire – dall’esterno, quelli di cui ci si ricorda, quelli che si considerano responsabili di tutto e di cui si parla agli amici nei momenti di debolezza, quelli, in primo luogo, non lasciano traccia. Ma esiste un altro genere di colpo, quello venuto dall’interno, di cui ci si accorge troppo tardi per porvi rimedio. Irrevocabilmente allora si impadronisce di te la rivelazione che non sarai mai più quello che sei stato».
Queste non sono considerazioni di un romanzo brillante, alla moda… This Side of Paradise, The Great Gatsby, Tender is the Night, The Last Tycoon: se si fosse limitato a quei romanzi, Fitzgerald presenterebbe solo un interesse letterario. Per fortuna, è anche l’autore di quell’opera, The Crack-up, di cui abbiamo appena citato un passo e nella quale descrive il suo fallimento, la sua sola grande riuscita.

[…]

 

E. M. Cioran, Esercizi di ammirazione. Saggi e ritratti, Adelphi 2012.

 

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