Carmelo Bene

L’attore ignorante. Inconcepibile?

L’attore deve essere intimamente e criticamente auto-convinto, una volta là sul palco patibolare, che nessuno in sala possa essere anche per un attimo più colto, più dissoluto, più perverso di lui. Invece in giro c’è solo l’Enpals del teatro moderno e contemporaneo, questo recidivo della modernità cazzeggiata. Un facchino detto “regista” è convocato perché sa leggere un paio di giornali (gli attori ignoranti non sanno leggere nemmeno questi). La scena è malfrequentata da questi immigrati che cercano un letto in un domicilio altrui. Impastato dello stesso cemento che è nelle loro teste. Vuote di tutto il resto. Predicano, s’immedesimano, lanciano messaggi (“Il messaggio sparisce in culo con tutto la bottiglia”, ho scritto da qualche parte, ragazzino. Con la bottiglia autoinculata si può andare avanti. Bisogna cominciare a farsi del male. È questo l’incipit. Una “propedeutica”. Che scongiura qualunque cominciamento e qualunque fine. Il prima e il dopo. Dell’atto e della parola in scena).
La cosa gravissima e per me impensabile è che l’attorume moderno e post-moderno non solo vi perseveri ma non degni di uno sguardo il Corso di linguistica generale di Saussure. Chiaramente, certe considerazioni sono vocazioni. Ma, in assenza di questo, almeno uno sguardo per decenza… controllare qualcosina in Freud e in Lacan soprattutto. “Il discorso non appartiene mai all’essere parlante”. Sono i “fondamentali”.
Quelli invece vanno lassù e parlano, convinti che il discorso appartenga loro, addirittura ne fanno un prodigio mnemonico, da mentecatti, neurodeliri, croce verde. Nessuna delle loro cementate teste è stata mai ventilata dal dubbio atroce: altrimenti si sarebbero dimessi comunque. Dimettersi come Io parlante. La voce non è il dire, è l’ascolto. C’è un dir la voce, la voce non dice mai qualcosa. La simulazione: niente a che fare con la perversità della contraffazione. Si schiaffeggiano, urlano, si insultano, becerano. Mera pigrizia. Menzogna degradata.

 

C. Bene/G. Dotto, Vita di Carmelo Bene, Bompiani 2005.

 

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