“Ho sognato di volare” di Alessandro Borgomainerio.

Da parte a parte, attraversato da un filo di luce. Il corpo fluttuante e il respiro profondo. Il filo è una linea interminabile che fa orizzonte. Mi lega, mi tiene e mi sospende su me stesso. Sopra, il buio della notte e sotto una luce opalina diffusa ed evanescente che non ha una sorgente definita. Sembra ottenuta per sottrazione o prodotta da un’assenza di luce che non è il buio. Oltre, sotto di essa, vedo la terra e una linea che riconosco come l’orizzonte consueto. Come se i due orizzonti fossero stati una volta uniti e scollandosi abbiano lasciato uno spazio colloso e teso dalla loro attrazione resistente. Mi trovo invischiato quassù, sospeso e diviso. Però, se aguzzo lo sguardo mi riconosco: il corpo piccolo piccolo, sul letto di ferro sghembo, drizzato sul vuoto sopra l’orizzonte come uno stendardo. E mi pare ovvio. Appartengo alla terra.

 

 

Sono qui per errore, mi dico, il resto di uno scollamento che mi ha trascurato. Diviso e confuso, con gli elementi dell’opalescenza che mi cullano. Non so dire quale elemento domini e mi regga con più efficacia, ma non sento di essere intrappolato o costretto. Né la vertigine dell’essere appeso mi affatica il respiro. Non so bene come dire, però lo sfrigolio provocato dal filo che tocca i miei organi interni e la tiepida nebbiolina che mi solletica il basso ventre mi fanno pensare sia una buona cosa.

 

 

Razionalmente so che è arrischiato e pericoloso affacciarsi a quel modo, e sfidare gli elementi. Per ora però sono ben accetto, anche se vacillo e a volte mi sembra di cadere e di non resistere. Lo ritengo un privilegio, un dono; perché potrei essere ridotto in cenere o lasciato cadere da un momento all’altro. D’altra parte, non lo nego, m’illudo di essere in parte artefice di questa situazione eccezionale. Attribuisco alla mia testa un ruolo decisivo. Essa è, infatti, un turbinio, un vortice perfettamente calibrato agli elementi esterni e questo mi fa supporre che sia ragione di questo privilegio; o che persino sia parte motrice della mia sospensione.

 

 

Ogni tanto se mi sporgo vedo come dietro ad un vetro persone sparse camminare con gli occhi bassi un po’ intimorite dalla sera, e in mezzo a loro qualche bambino curioso col naso alzato che mi addita tutto allegro.

 

 

Testo e disegni (2018) di Alessandro Borgomainerio.

 

1 commento

  1. Bello farsi trasportare dalle parole e dalle immagini.

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