Robert Desnos, La colomba dell’arca, Medusa 2020.

Questo libro, che costituisce la prima antologia poetica di Robert Desnos allestita in Italia, curato da Pasquale Di Palmo mettendo a frutto un più che decennale confronto col poeta francese, si configura come un viatico prezioso per ripercorrere idealmente l’intero percorso creativo dell’autore di Corps et biens. Dall’iniziale adesione al surrealismo con la conseguente scoperta dei “sonni ipnotici” e dell’écriture automatique si approda alla successiva fase in cui il dettato poetico di Desnos si compromette maggiormente con le istanze etiche e, soprattutto, amorose. Poeta tra i più complessi e sofisticati del Novecento, Desnos con il passare del tempo ha acquistato uno spessore e una rilevanza nella poesia del Novecento sempre più ampia, in virtù di quel processo di rastremazione del logos che lo porterà dalle sperimentazioni ludiche che contrassegnano il désordre formel della prima fase alle tematiche politiche delle poesie clandestine, spesso pubblicate sotto pseudonimo in tempo di guerra. Ma rimane inalterata la vocazione a una pronuncia autentica, sottesa alle dinamiche più moderne, che sembra incarnare quella beauté convulsive concepita da Breton, anche se tesa al graduale recupero di una facilità, di una felicità inventiva che presuppongono una dirittura morale non comune. Si tratta di un anelito alla rivolta, coniugato a una joie de vivre mai rinnegata, di cui Desnos era quanto mai consapevole: «In definitiva, non è la poesia che deve essere libera, ma il poeta».

 

Vincere il giorno, vincere la notte,
Vincere il tempo che si attacca a me,
Tutto questo silenzio, tutto questo rumore,
La mia fame, il mio destino, il mio freddo spaventoso.

Vincere questo cuore, metterlo a nudo,
Annientare questo corpo pieno di favole
Per immergerlo nell’ignoto,
Nell’insensibile, nell’impenetrabile.

Rompere infine, gettare nel buio
Di fogna questi vecchi idoli,
Convertire l’odio in speranza,
Nel turpiloquio dei santi.

Ma il mio tempo non è perduto?
Mi hai preso tutto il sangue, Parigi.
Al tuo collo io sono quell’impiccato,
Quel libertario che piange, che ride.

 

R. Desnos, La colomba dell’arca. Poesie 1922-1944, Medusa 2020. Traduzione e cura di Pasquale Di Palmo.

Robert Desnos (Parigi, 1900 – Terezin, Cecoslovacchia, 1945). poeta, scrittore e critico francese. Irrequieto e studente poco brillante, già nel 1917 pubblica alcune poesie su “La Tribune des Jeunes” mentre nel 1919, sulla rivista d’avanguardia “Le Trait d’union”, esce la poesia Le Fard des Argonautes, in alessandrini rimati. Poco dopo incontra Breton ed entra nel movimento surrealista. Nel 1922 inizia a praticare la scrittura automatica sotto ipnosi e scrive gli aforismi ispirati a Rrose Sélavy, alter ego di Duchamp. Cinque anni dopo comincia la sua presa di distanza dal surrealismo, di cui non condivide l’avvicinamento al comunismo, e nel 1929 Breton lo condanna definitivamente. Frequenta Picasso, Hemingway, Artaud e scrive di cinema e di musica jazz. Gli anni Trenta lo vedono molto attivo alla radio, dove realizza il feuilleton Fantômas (1932). La sua testimonianza politica si fa più forte e impegnata. Ostile allo stalinismo, nel 1934 aderisce all’antifascismo. Nel 1944 viene arrestato dalla Gestapo e comincia la sua peregrinazione da un campo di concentramento a un altro. Nel 1945, a guerra ormai finita, muore di stenti e di tifo nel campo di Terezin. Le sue poesie sono state messe in musica da vari compositori, tra cui Lutoslawski e Poulenc. Fra le sue opere si ricordano: Aforismi su Rrose Sélavy (1922), Langage cuit (1923), il romanzo La libertà o l’amore! (1927, tr. it. Bologna 2008) e Chantefables et chantefleurs (uscito postumo nel 1970).

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