Frammento dagli dèi fuggiti – Riccardo Corsi

 

Noi che abbiamo separato i monti gettiamo un ponte fra di essi, affinché ciò che è stato diviso possa ricongiungersi. Questo ponte è credere e risuona nel linguaggio. Ma credere significa meravigliarsi.

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Non si tratta di essere all’altezza delle proprie idee ma delle proprie sensazioni. Divinizzare l’istante, senza fissarlo. L’istante diviene soglia. Siamo di là, l’altro lato viene verso di noi, ci attraversa. Siamo creature d’acqua sfiorate dalla corrente di un altro mare. I sensi sono organi soprannaturali.

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Quello che si dice di una poesia è sgozzare l’agnello prima del sacrificio. Per questo motivo non amo i critici, che girano con il falcetto in mano e finiscono quasi sempre, cercando di tenere fermo l’agnello, per evirare se stessi, mentre l’animale fugge via. Ma il poeta, la Poesia, è un agnello che cerca il suo altare e s’immola da solo, sgozzato dal tepore del sole.

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Non si tratta di andare lontano, ma di essere lontani.

 

R. Corsi, Libro del vento, Portatori d’acqua 2016.

 

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