Rodolfo Quadrelli, Tutte le poesie (1960-1984), Effigie 2020.

Quadrelli è stato soprattutto una tremenda minaccia per il linguaggio su cui si fonda il potere. Anzi, è stato palesemente inviso al potere stesso, in un’affinità elettiva con un altro poeta ch’egli amava pur riconoscendone la tragica diversità, Pasolini. Inviso al potere culturale, ed anche al potere politico che con esso si confonde.

Quirino Principe

Dalla quarta di copertina

Sospese tra descrizione e visione, tra meditazione e dialogo, tra dettaglio quotidiano e apertura metafisica, le poesie di Quadrelli risentono del magistero di poeti quali Manzoni e Rebora e sono riconducibili al realismo proprio della “linea lombarda”. Tale ascendenza letteraria è riscontrabile anche nella breve prosa La mia Milano (1979), che chiude il volume quale ideale suggello della parabola poetica dell’autore: un omaggio lucido e appassionato alla Milano degli orti di periferia e delle case di ringhiera, espressione di una Milano popolare sopravvissuta al miracolo economico che Quadrelli ritrae e trasfigura poeticamente come lo scenario di una felicità possibile.

 

Consigli

Credi sempre che dal niente
possa nascere il presente,
credi a me che sono assente
a ogni cosa che consente
a restare indifferente
che dal niente nasce il niente.

Molti guai che non sai
vengono solo da non saper mai
tornare indietro proprio mentre vai,
sono molti che levano alti lai,
poiché obliano «dove andrai ritornerai»,
e si trovano infine nei vespai.

Piano piano e un po’ per volta
prendi strada e poi t’inoltra,
ferma, e poi, porgi l’orecchio e ascolta,
non voltarti, ma dài volta
quando la strada sembra ancora molta,
non aspettar che sia l’ultima svolta.

T’occorre a mezzo un’assai fida scolta
prima che torni e mentre ancora vai
che ti riporti ove eri avuto assente,
la vedrai solo se più urgente
la memoria che or non hai
ti progetta indietro avanti, e volta,
e vai, vai e volta, e non ascolta
proprio in quel punto altissime Sirene
che da presente ti riportano in catene.

 

R. Quadrelli, Tutte le poesie (1960-1984), Effigie 2020. A cura di Fiorenza Lipparini, con uno scritto di Quirino Principe.

Rodolfo Quadrelli. Poeta, saggista, critico letterario, nacque a Milano nel 1939 dove visse insegnando italiano e latino fino alla morte, avvenuta nel 1984. Le sue poesie vanno da Apologhi e filastrocche (1972), i cui versi furono qualificati da Geno Pampaloni come «le rime petrose del nostro tempo», alla raccolta Ironia (1980). Complementari ad esse sono i volumi saggistici Il linguaggio della poesia (1969) e Filosofia delle parole e delle cose (1971). Tradusse Shelley (Poesie, dall’Oglio 1963) e Pound (L’ABC del leggere, Garzanti 1974) e curò, tra l’altro, gli Scritti filosofici di Manzoni (Rizzoli 1976) e Poesie e racconti di Arrigo Boito (Mondadori 1981). Commentatore e opinionista per quotidiani e riviste, fu autore di due opere di grande impegno civile: Il paese umiliato (1973) e Il senso del presente (1976), ripubblicate nel volume postumo La tradizione tradita (1995).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *