Jean Cocteau

Del dominio dell’anima

Non possiamo correre da luogo a luogo senza perdere qualcosa, passare in fretta da un posto all’altro tutta la nostra mercanzia e cambiare lavoro in un minuto, come ci fa comodo. Niente mette più tempo a viaggiare dell’anima, ed è lentamente, se si sposta il corpo, che l’anima lo raggiunge. Così s’ingarbugliano quelli che si credono veloci, mal congiunti di necessità, perché l’anima li raggiunge a poco a poco e quando li ha raggiunti essi partono, imponendole così lo stesso esercizio a ritroso. Alla lunga, finiscono per credere di esistere e non esistono più.
Lo stesso succede per la difficoltà a passare da opera a opera, poiché l’opera finita si abita ancora e non lascia al lavoro dell’altra che un posto molto in disordine. È importante, per quel che riguarda il viaggio, aspettare che il corpo si ricongiunga e non fondarci su di una apparenza alla quale, soli, possono prestar fede quelli che ci conoscono male.

*

Della lettura

Non so né leggere né scrivere. E quando il foglio del censimento me lo chiede avrei voglia di rispondere davvero di no.
Chi sa scrivere? Vuol dire combattere con l’inchiostro per cercare di farsi capire.
O si cura troppo il proprio lavoro oppure non lo si cura abbastanza. Raramente si trova la via di mezzo che zoppichi con grazia. Leggere è un’altra cosa. Io leggo. Credo di leggere. Ogni volta che rileggo, mi accorgo che non ho letto. È il guaio di una lettera. Ci troviamo quello che cerchiamo. Ci accontentiamo. La mettiamo via. Se la ritroviamo, nel rileggerla ne leggiamo un’altra che non avevamo letto. I libri ci giocano lo stesso scherzo. Se non corrispondono al nostro umore attuale non li troviamo buoni. Se ci disturbano ne facciamo la critica e questa critica vi si sovrappone, ci impedisce di leggerli lealmente.
Quello che il lettore vuole, è leggersi. E leggendo quello che approva, pensa che potrebbe averlo scritto lui. Può anche avercela con il libro per aver preso il suo posto, per aver detto quello che lui non ha saputo dire, e che, a suo parere, saprebbe dire meglio lui.
Più un libro è importante per noi, peggio lo leggiamo.

 

J. Cocteau, La difficoltà di essere, Serra e Riva Editori 1985. Traduzione di Elena Baggi Regard.

 

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