Carlo Michelstaedter

A Marino Caliterna

Gorizia 11 nov. [1909]

Caro Marino

Può darsi il caso che tu riconoscendo la mia scrittura, non legga nemmeno questa mia lettera, ma se la leggi convinciti che se non t’ho scritto è perché non faccio nessuna delle cose che le persone fanno: le persone che fanno? si vestono, mangiano, lavorano, si fanno la barba, parlano, studiano, vanno al caffè… io non vado al caffè, non studio, non parlo, non mi faccio la barba, non lavoro, non mangio, non mi vesto. E per ragion filata bisogna dire che non sono una persona, e se non sono una persona è naturale ch’io non scriva nemmeno agli amici. Ma che fai? chi sei? sono uno che deve far la tesi. Lo sai come fanno i deportati inglesi nei grandi penitenziari del Regno? C’è un grande cilindro che ruota intorno all’asse longitudinale, lungo la superficie convessa corrono a giusta distanza tavole, come gradini. Su queste in lunga fila salgono i deportati da una in altra facendo girar il cilindro col loro peso e restando sempre fermi allo stesso posto: chi non sale è travolto di sotto. – Così io – e forse che da questa dannata fatica fra un paio di settimane verrà fuori qualche cosa che gli altri chiameranno tesi. – Penso a te invece, che passato l’imbarazzo dei primi giorni avrai cominciato a conoscere e godere la vita del politecnico, la vita della città1 – certo più questa che quella. Perché imagino come avrai approfittato dei teatri dei concerti e avrai fatto un bagno di musica. E il tuo violino come va? Prendi lezioni anche a Vienna o resti fedele al tuo Barison?2 Lo sai che noi l’abbiamo avuto qui e m’è piaciuto molto; è piaciuto molto a tutti, tanto che l’hanno fatto tornare a una società privata. Ha suonato per prima cosa quel concerto di Tartini3 che tu mi sonasti la prima sera del mio arrivo a Santa Lucia, ti ricordi? al buio, sotto l’albero, sul pendio che precipita nell’Isonzo, e dalla sala illuminata ci disturbavano le note dell’orchestron… Certo ti ricordi, e tante altre cose ti ricorderai di quel tempo che ora appena apprezziamo e che non è stato che una settimana e mi par tanto lungo. – Ora invece è freddo, siamo lontani, uno di qua, uno di là, non ci scriviamo, ci trattiamo male; la posta ci perde anche le lettere per di più. Dico questo perché quando tu hai chiesto l’indirizzo di mia sorella Elda (Corso, 14) la Paula te lo mandò subito in una cartolina che tu evidentemente non hai ricevuto.
– Tu mi promettevi una lettera lunga ed io l’aspettavo con grande desiderio, intanto ti stringo la mano con affetto

Carlo

 

1. Marino Caliterna era ormai a Vienna, studente al Politecnico.
2. Cesare Barison, violinista, compositore e direttore d’orchestra, nato a Venezia nel 1887. Studiò violino con Arturo Vram e per un certo periodo con Ševčík a Praga.
3. Il celebre violinista Giuseppe Tartini (Pirano 1692-Padova 1770).

 

C. Michelstaedter, Epistolario, Adelphi 2010. A cura di Sergio Campailla.

 

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