La scoperta del mare – Adriano Napoli

 

La scoperta del mare

 

L’ho visto dallo scompartimento
di un treno regionale,
ero diretto a Napoli senza volerlo
per essere ferito ancora una volta,
per essere accolto dalla poesia
e contemporaneamente cacciato via.
E ho visto il mare,
il mare di mia nonna dalle spalle
impetuose, dalla voce materica
che feconda la maturità dei frutti e le stagioni.
Ho visto il mare come lo vedevo da piccolo
dal sedile dell’autobus arancione
linea fratte-mercatello,
ho sentito la stretta di mano
che illuminava lanterne a migliaia dentro il mare,
il corpo del mare ho sentito e il profumo di cipria
di mia nonna materna e il campo di girasoli in cui
per sbaglio mi avete incontrato.
Giunto in stazione ho guardato gli sportelli degli uffici
della Polizia Ferroviaria ho guardato la greggia in transito,
ho detto chiamandoli Io vi annuncio il mare guardate
non occorrono miracoli la grazia per un dono spietato
è così a portata di mano guardate è tanto prossima
state attenti a non calpestarla.
Così dicevo e annichilito camminavo per la strada
cercavo altro mare nel gatto che si leccava la coda,
nel passo della ragazza che non si volta mai perché
non vede più, e non distingue
la foglia più verde sulla sommità dell’albero
ed è inutile inseguirla come la luce insegue il mare,
altri mondi costruiranno il mare io studiavo l’algebra
con svogliata destrezza e immaginavo,
tutta l’adolescenza ho studiato il mare e la giovinezza.
Ed oggi il mare mi insegna che vuole essere soltanto guardato.

 

A. Napoli, L’albero di Giuda, Edizioni Joker 2003.

 

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