Salvatore Toma

Sognavi mi dicevi
spesso cose strane
uccelli carrozze torrenti cieli aperti
seti violente e mari in burrasca
improvvise città lampanti
che avresti voluto fossero viali
la mano nella mano
gli occhi raggianti le margherite
imboscate nell’erba
come impensabili diamanti.

*

Non c’è sogno che valga
averti voluta
forse solo conosciuta
mia vita.

*

In mezzo a tutto
questo verde
a questa rugiada
colta a velo d’aria
dai mandorli
che appena appena
accennano a fiorire
– la mattinata squillante
d’invisibili uccelli –
vivere è un’assurdità.
Meglio sarebbe
affrontarla la verità.

*

Non c’è nulla
che possa competerti
assordante nudità
nemmeno il sole
lampeggiante tra i rami
o l’azzurro nel mare.

*

Riassumendo io sono qui a combattere
in cerca di riavere
quello che ho perduto
che la conoscenza delle cose
ovvero mi ha tolto:
l’ansia degli incontri
l’innocenza l’amore.

 

S. Toma, Poesie pubblicate sulla rivista ‘A Camàsce n. 4 e n. 6, CTL-Presse Amburgo 2004 e 2006.

 

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