Edgar Morin, Il paradigma perduto, Che cos’è la natura umana, Mimesis 2020.

“Tutte le scienze, tutte le arti illuminano, ciascuna dalla propria prospettiva, il fatto umano. Ma queste luci sono separate da profonde zone d’ombra, e l’unità complessa della nostra identità ci sfugge.”

Dalla quarta di copertina.

Questo saggio, ormai un classico, è il manifesto di un gigantesco progetto transdisciplinare di filosofia e antropologia della complessità. Edgar Morin sostiene che bisogna porre fine alla riduzione dell’uomo a homo faber e homo sapiens. Homo, che apporta al mondo magia, mito, delirio, è dotato nello stesso tempo di ragione e sragione: è sapiens-demens. Rifiutando una concezione ristretta e chiusa della vita (biologismo), una concezione insulare e sopra-naturale dell’uomo (antropologismo), una concezione che ignora la vita e l’individuo (sociologismo), Edgar Morin delinea una concezione complessa dell’uomo come a un tempo specie, società e individuo. È una visione radicalmente ecologica della nostra condizione terrestre, che raccoglie la sfida di inventare una nuova immagine dell’umano, nell’avventura spaesante dell’era planetaria.

E. Morin, Il Paradigma perduto, Che cos’è la natura umana, Mimesis 2020. Traduzione di Eugenio Bongioanni.

Titolo originale: Le paradigme perdu: la nature humaine, Les Éditions du Seuil 1973.

Edgar Morin, sociologo, filosofo, saggista, iniziatore del “pensiero complesso”, direttore emerito di ricerca al Cnrs, è uno dei più grandi intellettuali contemporanei. La sua opera filosofica più importante è Il metodo, in sei volumi (1977-2004).

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