Marina Gasparini Lagrange

È forse per questo che a Venezia ciò che si è cercato di dimenticare scivola sulle acque per ricordarci l’inutilità della nostra impresa. A Venezia il passato non si sotterra, si mostra. Essa ci dice che non si tratta di superare le forme del passato. Siamo noi a parlare di superamento, ma il superamento non è un modo di riferirci all’oblio della nostra storia? A Venezia vivono e convivono, placide e armoniche, le dorature bizantine, i finestroni gotici e le equilibrate linee del Rinascimento. Venezia ci insegna a guardare i differenti momenti per i quali è transitata nella configurazione della sua bellezza e della sua gloria. Attraverso di essa mi guardo, e allora mi rendo conto che la cosa dolorosa è aver desiderato di superare le perdite e dissimulare le sue fratture. Nascondiamo le nostre emozioni come le acque coprono gli scaloni dei palazzi un tempo bene in vista. Venezia sta sprofondando, e noi ne accompagnamo il naufragio. I sogni sognati fluttuano sulle sue acque senza che ci chiniamo per recuperarli; essi passano, sono passati; non possiamo più sognarli, e mentre li vediamo scivolare, rallentiamo il passo in segno di riconoscimento. La lentezza è immagine della tristezza della Serenissima; senza fretta, ci immerge in una storia, la sua e la nostra, che è sempre raccontata di nuovo.

Venezia ci si chiude e ci si apre, ci sfugge come l’acqua su cui si leva. Non siamo mai sicuri di cosa incontreremo più avanti: conoscere la città non ci offre alcuna garanzia di non sbagliare strada. Ogni viaggio a Venezia è la prima volta. Tra le sue strade strette e labirintiche, abbiamo sempre la sensazione di esserci perduti. Ma a quanto pare ci perdiamo solo quando vogliamo arrivare a un luogo preciso. In questo disorientamento, il senso profondo del labirinto s’infittisce nel dedalo veneziano di viuzze e canali. Forse per questo lascio che sia essa a tendermi il filo che devo raccogliere. Venezia ci perde affinché ci incontriamo. Qui, il conosciuto e le certezze spariscono per lasciare alla nostra scelta l’incertezza del cammino che è necessario percorrere. Questa è la Venezia che scopriamo solo immergendoci in essa, quella Venezia che vive e si sviluppa dietro la sua grande facciata: il Canal Grande e i suoi palazzi, quella Venezia che sbiadisce sprofondandoci nella confusione di ciò che non possiamo programmare. Essa ci porta per mano per tortuosità che ci consentono di ascoltare il cuore del suo labirinto.

 

M. Gasparini Lagrange, Labirinto veneziano, Moretti & Vitali Editori 2014.

 

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