Ludwig Wittgenstein

 

10. 3.

Mi va immeritatamente bene.

12. 3.

Sono un uomo di scarso talento; potrei tuttavia realizzare qualche cosa di giusto. Perché questo è possibile! io credo. – Potessi essere incorruttibile! Ecco in cosa consisterebbe ciò che ha molto valore.

13. 3.

Come è difficile conoscere se stessi, confessarsi onestamente ciò che si è!
È una grazia enorme poter riflettere, anche se ancora in modo così maldestro, sulle proposizioni presenti nel mio lavoro.

14. 3.

Io credo che oggi il sole risplenderà attraverso la mia finestra. Sono rimasto di nuovo deluso.

15. 3.

Conoscere se stessi è terribile, perché in pari tempo si riconosce l’istanza vitale*, e la propria inadeguatezza. Non c’è però mezzo migliore per imparare a conoscere se stessi che vedere colui che è perfetto. Egli, perciò, scatenerà negli uomini una tempesta di sdegno; se essi non vogliono completamente umiliarsi. Credo che le parole: “Beato chi non si scandalizza di me” significhino: Beato chi sostiene lo sguardo di colui che è perfetto. Perché davanti a lui tu devi cadere nella polvere, e questo non lo fai volentieri. Come vuoi dunque chiamare colui che è perfetto? È egli uomo? – Sì, in un certo senso, egli è naturalmente uomo. Ma in un latro senso è tuttavia qualcosa di totalmente diverso. Come vuoi chiamarlo? non devi chiamarlo “Dio”? Infatti, cosa corrisponderebbe a quest’idea, se non questo? Ma prima forse hai visto Dio nella creazione, cioè nel mondo; e ora lo vedi, in un altro senso, in un uomo.
Una volta dici: “Dio ha creato il mondo” e l’altra: “Questo uomo è – Dio”. Ma tu non pensi che questo uomo ha creato il mondo, e tuttavia qui c’è un’unità.

* essenziale | vitale

 

L. Wittgenstein, Movimenti del pensiero, Diari 1930-1932 / 1936-1937, Quodlibet 1999.

 

 

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