“Cittadini, non sudditi” di Claudia Di Cresce.

Da parecchi giorni sto pensando di scrivere qualcosa. Forse l’indicazione che ormai devo farlo arriva dal fatto che non riesco più a prendere sonno la notte. Qualche settimana fa pensavo che fosse perché ero preoccupata, o angosciata: sicuramente non aiutava il clima di vero e proprio terrore che si avvertiva per strada, al supermercato, il deserto della Lungoirno con gli alberi tagliati di fresco e la prevalenza del grigio, sembrava Chernobyl il giorno dopo il disastro. Poi il clima per la strada è cambiato. Ma io la sera non riesco a prendere sonno. Allora ho pensato che volevo scrivere qualcosa rivolgendomi al presidente della Regione Campania, perché mi hanno chiesto come mai ce l’ho tanto con lui, forse perché non mi fa uscire col bambino? Invece il tema non era neanche questo. Il tema corretto è: motivi per andarsene dall’Italia.

Sono due mesi che in Campania la possibilità di passeggiare, correre all’aria aperta, muoversi per una motivazione diversa dal supermercato ma attinente solo alla propria salute è stata soppressa. Voglio andare per un attimo oltre le ragioni sanitarie di opportunità della decisione: la Campania è forse la regione che si è difesa meglio nell’emergenza, e può essere che a maglie più larghe non saremmo andati così bene. Può essere. Ogni volta che ho avanzato le mie perplessità mi è stato risposto che, in sostanza, la gente in Campania fa schifo. Dunque: caro presidente della Regione e cari campani.

Io ho sentito il compiacimento con cui avete ribadito che gli italiani/i campani fanno schifo, sono da educare col bastone, sono sostanzialmente bestie. Vi ho sentiti gioire all’invocazione dei lanciafiamme. Avete finto di non sapere che sono centinaia di anni che le classi politiche che ci hanno governati ci hanno resi e voluti così. Avete voluto credere che le persone nelle strade fossero un problema di disciplina, e non legato all’incredibile, disumana concentrazione abitativa di alcune zone dei nostri dintorni, della quale gli abitanti non hanno colpa ma che invece subiscono ogni giorno.

Il presidente avrebbe potuto spiegarci che, data questa premessa, rischiavamo particolarmente grosso se i numeri fossero stati quelli lombardi perché: la nostra sanità regionale è stata distrutta. Invece ha detto che i posti c’erano, che loro erano pronti, che andava tutto bene se non per un piccolo particolare: che le persone sono bestie. Vi ho sentiti e visti gioire dei modi polizieschi ai limiti della caricatura, di come vengono calcate le parole: vorrebbero fare la PASSEGGIATA! Senza spiegarci che forse, sì, non si poteva fare, ma solo perché il tessuto sanitario era stato smembrato da loro, solo perché alcuni paesi degli hinterland del napoletano sono carnai, la gente brulica, vive uno in cuollo a n’ato come nel monologo di Filumena Marturano.

Da quel momento la colpa è stata dei cittadini e voi, che cittadini siete, ve ne siete compiaciuti. Questo mi ha fatto letteralmente vomitare. Sono cominciate le prese in giro, una al giorno: possono uscire i cani, ma non i bambini. Potete riaprire il negozio, ma dovete sanificare a vostre spese. Riaprono i bar, ma consegnano solo a domicilio. Non potete andare a correre. Potete andare a correre, ma con la mascherina. Dovete portare obbligatoriamente i guanti per strada. Cose stupide, inutili, senza giustificazione sanitaria, puro esercizio di potere, che avete salutato senza discuterle e fiatare nonostante i medici dicessero che non erano corrette, nonostante l’OMS ribadisse che non c’era fondamento e alcune le sconsigliasse caldamente. Perché c’è l’ordinanza e non si discute, perché l’ha detto il presidente De Luca che ci fa ridere coi lanciafiamme, che ha salvato la Campania, che ha fatto venire i container con i prefabbricati per fare l’ospedale covid.

Vi hanno raccontato che la prevenzione era costruire un nuovo ospedale e avete applaudito quando sono passati i camion con i blocchi prefabbricati, perché siete stati addestrati ad applaudire alle cose grosse e ingombranti, e intanto in mille nostre città c’erano ospedali chiusi e abbandonati, e intanto, soprattutto: sul territorio non c’era nessuno. Un medico molto amato e stimato della mia città, Cava de’ Tirreni, è morto dopo essersi ricoverato in ospedale per sua iniziativa, dopo una lunga attesa di tamponi, risultati, indicazioni. Tutti ci avvisavano che questa malattia va presa presto, va curata all’insorgere dei primi sintomi, ma voi volevate vedere i camion, la parata, lo sfoggio di grandezza, e queste cose non le avete ascoltate.

Intanto l’ISS faceva i suoi studi come fa la scienza che prosegue mentre tutto accade fuori e altrove a cercare le soluzioni, ed è venuto fuori che i contagi sono continuati per via delle RSA, delle grandi fabbriche aperte, dell’impossibilità di isolarsi dal proprio nucleo familiare se positivi, del mancato tracciamento dei contatti, degli ospedali dove i medici e gli infermieri continuavano a lavorare senza DPI. Allora il presidente è andato su Liratv a dire che il picco era previsto tra una settimana, poi tra due, poi tra un mese, poi “a inizio maggio”, e a sbraitare in maniera comica contro gli sportivi, i ragazzi, le mamme coi bambini, i vecchietti, e vi è andato bene così. C’era sempre qualcuno con cui prendersela e fortunatamente abitava al palazzo a fianco. La necessità che abbiamo mostrato dell’uomo forte mi fa vomitare. La nostra disponibilità a credere a tutte le palle e alle prese in giro che ci hanno propinato in maniera totalmente acritica mi fa vomitare. La prontezza e la disponibilità che abbiamo mostrato ad accollare le responsabilità agli individui, ai nostri vicini, a quello sotto al portone, scegliendo di ignorare le responsabilità reali mi ha fatto vomitare.

Abbiamo completamente dimenticato che esistevano i bambini e abbiamo accettato acriticamente che venissero letteralmente murati vivi dal 10 marzo al 4 maggio. Nemmeno i genitori di questi bambini hanno messo in discussione la necessità di farlo. Nonostante qualsiasi valutazione sanitaria suggerisse che prendere un bambino e fargli fare il giro del palazzo non potesse impattare sulla salute di nessuno; ma c’era l’ordinanza e tanto è bastato. È terribile realizzare di vivere in un posto dove il sentirsi sudditi viene prima del sentirsi cittadini, e lo si accoglie quasi con gioia, con il sospiro di sollievo che deriva dal non doversi preoccupare perché tanto ci penserà qualcun altro a noi. Un posto dove niente e nessuno viene messo in discussione se i proclami sono abbastanza folcloristici e convincenti.

E adesso passiamo alla fase due. Come funzionerà in Campania? Se ci saranno focolai i contatti verranno tracciati, i positivi isolati al netto di inviare i blindati a presidiare i confini di un piccolo paesino dell’hinterland in quarantena? Se ci sarà la necessità di accertare la positività con un tampone passeranno sei, sette giorni per il risultato? Se qualcuno mostrerà sintomi a casa verrà curato tempestivamente?
Chiunque viva in Campania sa che i mezzi pubblici qui sono pressoché inesistenti: passano ogni tanto, sono stipati all’inverosimile (io stessa quando ero incinta ho preferito a volte andare a piedi piuttosto che mettermi in quei carnai) e il traffico ci ammazza ogni giorno, e le piste ciclabili sono solo un sogno. Come ci muoveremo adesso? Il numero delle corse verrà aumentato per evitare l’affollamento? Saremo incoraggiati a usare la bicicletta, dicono dal governo. Verranno create le piste ciclabili? Rischierò la vita nel traffico? Ci metterò due ore per muovermi tra Cava e Salerno se nessuno, come è presumibile, vorrà più fare affidamento sugli autobus e i treni?

L’accettazione acritica, arrogante e spaventata di questo stato di cose è stata per me l’aspetto peggiore di questa faccenda, peggio di chiudere il negozio, peggio della preoccupazione per la salute dei miei genitori, peggio per le lontananze forzate e la reclusione, peggio di scontrarmi un giorno sì e uno pure con un carabiniere imbecille, emblema di tutto questo, che vedeva un pericolo mortale in un neonato in carrozzina.
All’indomani della festa della Liberazione penso che non abbiamo imparato un cazzo di niente da quei nonni, continuiamo ad amare la retorica e a non avere il coraggio di mettere in discussione l’autorità, continuiamo anzi a invocarla e proviamo un piacere perverso nello spegnere il cervello e affidarci a chi sap alluccà.

Sogno una Germania, un’Olanda, un Nordeuropa asettico e civile che non ha in spregio l’intelligenza. E in quasi trentanove anni di vita non mi era mai successo.

Claudia Di Cresce

 

6 commenti

  1. Una boccata d’aria, questo articolo! Grazie🙂

  2. Completamente d’accordo

  3. Standing ovation……hai perfettamente ragione…..siamo figli di un dio minore in un delukistan del terzo mondo…..governati con ordinanza illegittime di cui nessuno se ne fotte…..

  4. Bravissima. Il problema che pochi hanno occhi per vedere cosa ci circonda.

  5. Grazie di esserci… a noi dissenzienti ci trattano da pazzi, ma i pazzi sono loro

  6. Grazie, condivido ogni singola parola… la situazione attuale mi preoccupa ed indigna è triste dover constatare che ci sono persone che mancando di rispetto e forse solo per vigliaccheria non riconoscano al prossimo l’intelligenza che ha ogni uomo, anche il più semplice.

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