Vito Teti, Maledetto Sud, Einaudi 2013.

Dirsi o sentirsi di un luogo e insieme dell’Italia non è un’operazione semplice e definitiva. E diventa sempre piú complicato nel momento in cui Nord e Sud, quasi come destra e sinistra, perdono gli antichi significati e vanno collocati in un mondo piú vasto, globale. Una riflessione, quella sul Sud, che incontra sempre la potenza degli stereotipi, il senso di noi che è stato costruito nei secoli grazie anche a sguardi ostili e miopi. Forse liberarsi dalla «maledizione» di un’identità angusta, spesso inventata (come quella che oppone Nord a Sud) può spingere a trasformare il conflitto in benedizione, il risentimento in riconoscenza, l’autoassoluzione in consapevolezza dei propri errori.

Dalla quarta di copertina.

V. Teti, Maledetto Sud, Einaudi 2013.

Vito Teti è ordinario di Etnologia presso l’Università della Calabria, dove dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati (Donzelli 2004), Pietre di pane. Un’antropologia del restare (Quodlibet 2011) e Il patriota e la maestra (Quodlibet 2012).

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