Otto Weininger

Cercatori e sacerdoti

È possibile suddividere gli esseri umani in “cercatori” e “sacerdoti”, e tale classificazione si rivela assai proficua. Il cercatore cerca, il sacerdote comunica. Il cercatore cerca innanzitutto se stesso, il sacerdote comunica soprattutto sé agli altri. Per tutta la sua vita il cercatore cerca se stesso, la sua propria anima; per il sacerdote, l’io è un dato a priori, presupposto di tutto il resto. Il carattere è incessantemente accompagnato dal senso dell’imperfezione; il sacerdote è convinto dell’esistenza della perfezione.
La differenza che intendo si può forse chiarire in questi termini: “soltanto i cercatori sono vanitosi (e suscettibili)”. La vanità, infatti, nasce dall’esigenza di “trovare” e dalla sensazione di non avere ancora – di non essersi ancora – trovato. Il sacerdote non è vanitoso, difficilmente si sente offeso, ed è esente dal bisogno di ricevere riconoscimenti dall’esterno, dal momento che tale appoggio non gli è necessario. Ha invece bisogno di gloria; il presupposto di questa esigenza è l’intima convinzione di sé, e la sua essenza sta nell’offrire nel mondo più compiuto possibile questo io agli altri, unendosi così a loro. La “gloria” viene in tal modo ad apparentarsi al “sacrificio”.

 

O. Weininger, Delle cose ultime, Edizioni Studio Tesi 1992.

 

1 commento

  1. Bello!

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