Richard J.F. Day, Gramsci è morto, i nuovi movimenti dall’egemonia all’affinità. Elèuthera 2008.

Uno dei problemi fondamentali è come far sì che un numero crescente di persone superino non solo il loro desiderio di dominare, ma anche quello di essere dominate“.

La logica dell’egemonia di matrice gramsciana – che ha conformato l’immaginario politico per tutto il ventesimo secolo – sta oggi perdendo la sua presa sulla pratica e la teoria dei nuovi movimenti che progettano il mutamento sociale. Al suo posto va affermandosi una logica dell’affinità, basata su modalità organizzative e decisionali orizzontali e non più verticali, di chiara matrice libertaria. Non a caso tutte le lotte radicali della postmodernità – anti-sessiste, anti-razziste, anti-capitaliste, indigeniste, altermondialiste… – mostrano come l’idea di una liberazione cosmopolita sotto un unico segno sia una fantasia modernista e, di fatto, totalitaria. Per sostenere la sua tesi, Day esamina a livello globale, con un occhio attento anche al «laboratorio Italia», i tanti e originali esempi di organizzazione autonoma, dando una nuova lettura dell’anarchismo, filtrata dal post-strutturalismo e dal post-marxismo.

R. J.F. Day, Gramsci è morto, i nuovi movimenti dall’egemonia all’affinità, Elèuthera 2008. Traduzione di Roberto Ambrosoli.

Titolo originale: Gramsci is dead. Anarchist Currents in the Newest Social Movements, Pluto Press 2005.

Richard J.F. Day è nato a Vancouver nel 1964. Sociologo e filosofo politico, insegna alla Queen’s University di Kingston (Ontario), oltre a essere attivo nel “movimento dei movimenti”. Autore di vari studi sull’identità di gruppo, ha in particolare elaborato una critica del multiculturalismo, approfondendo i modi del cambiamento sociale nella società contemporanea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *