Antonio Infantino

IL TEMPO DELLA FIORITURA

CASUALMENTE LA MORTE, UN COLPO DI FUCILE DI UN ANONIMO CECCHINO, CASUALMENTE L’AMORE.
PONGONO LA DIMENSIONE DELL’ESISTERE, COME VALORE ASSOLUTO, AL DI LÀ DEL TEMPO, COME VALORE FONDAMENTALE DELL’ESISTENZA STESSA.
IL GIOCO DELLA CASUALITÀ COMBINATORIA DELL’ESSERE E NON ESSERE, TRA VITA E MORTE, È SUPERATO DALLA SPERANZA, LA VITA NUOVA NON COLLOCATA IN UN IMPROBABILE LUOGO ALTRO, IN UN  ALTROVE O AL DI LÀ, MA NEL SAPER VEDERE LA VITA CHE NASCE, IL NUOVO, INTORNO A SE STESSI, NEL PROPRIO LUOGO, NEL PROPRIO AMBIENTE FISICO E SOCIOCULTURALE.
IL FIORE CHE NASCE IN UN PUGNO DI TERRA TRA PIETRA E PIETRA È REALTÀ E METAFORA DELLA VITA CHE RIFIORISCE, CONTINUA, CHE RINASCE, COLORATA TRA IL BIANCO E IL NERO.
LE IMPLICAZIONI, REFERENTI AL DISAGIO DI UNA “IDENTITÀ LUCANA” VISSUTA COME AMBIGUITÀ TRA L’ESSERE QUI ED ESSERE ALTROVE, TRA LA MORTE QUI E LA VITA ALTROVE, SONO SUPERATE DIALETTICAMENTE NELLA SOSPENSIONE DI GIUDIZIO: LA VITA FIORISCE DOVE OGNUNO DI NOI È CAPACE DI SCORGERLA E FARLA CRESCERE.

ANTONIO INFANTINO

17.12.2005

 

Testo inedito

 

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