Goffredo Fofi, L’oppio del popolo, elèuthera 2019.

La cultura, come oggi il Potere la intende e come noi abbiamo accettato che sia, non è più conoscenza, ma solo un raffinato strumento per ottundere le coscienze e renderci conniventi con il mondo così com’è. Ed è questo il nuovo «oppio del popolo», che ci viene elargito a piene mani per trasformarci in giocondi lotofagi.

Dalla quarta di copertina.

Quanti sono gli italiani che vivono di «cultura»? Sono – anzi siamo – milioni, ben piazzati nelle scuole di ogni ordine e grado, nei giornali, nell’editoria, nello spettacolo, nella televisione, nelle radio, nei blog, nei musei, nei festival, negli assessorati alla cultura, nel turismo, nella pubblicità… Siamo la più grande «fabbrica» del paese, pur se privi di qualsivoglia identità collettiva. Un gran giro di soldi, un gran giro di chiacchiere. Ma al di là del peso economico, non sarà che il sistema di cui facciamo parte – di cui siamo complici – si serve di questo eccesso di cultura anche per distrarci dal concreto agire collettivo, intontendoci di parole, immagini, suoni? Non è certo di questa cultura spettacolarizzata e manipolata che abbiamo bisogno, ma di una cultura critica che sappia guardare al mondo con lucidità e, soprattutto, con l’aspirazione a farsi corpo, azione. Una cultura, o meglio una pluralità di culture, che sappia disintossicarsi dai ricatti e dalle lusinghe del Potere per capire e, di conseguenza, per fare.

G. Fofi, L’oppio del popolo, Elèuthera 2019.

Goffredo Fofi (Gubbio 1937) si è occupato di critica cinematografica e letteraria, ha diretto e fondato riviste di interesse culturale e politico – da “Quaderni piacentini” a “Lo straniero”, da “Linea d’ombra” agli “Asini” – e ha partecipato a moltissime esperienze di intervento sociale ed educativo dalla metà degli anni Cinquanta a oggi, in particolare a Palermo, Roma, Torino, Milano e Napoli. Autore di numerosi libri e pampleth, tar cui Totò, L’uomo e la maschera (2017), Salvate gli innocenti. Una pedagogia per i tempi di crisi (2014), Strana gente. Un diario tra Sud e Nord nell’Italia del 1960 (2014), Alberto Sordi. L’italia in bianco e nero (2015), Le zone grigie. Conformismo e viltà nell’Italia di oggi (2010), con elèuthera ha inoltre pubblicato Da pochi a pochi, appunti di sopravvivenza (2006) e Il cinema del no, visioni anarchiche della vita e della società (2015).

2 commenti

  1. Notevole. Per ricostruire il nostro paese, dobbiamo partire da Dante Alighieri e da Giacomo Leopardi.

  2. La Kulturkritik di Fofi attualizzata, puntualissima…piccolo saggio molto incisivo.

Rispondi a Antonio Pibiri Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *