In prossimità: solitudini collettive nel tempo sospeso di una pandemia.

“L’uomo è la natura che prende coscienza di se stessa”
Élisée Reclus

“In prossimità” nasce da alcune riflessioni fatte nei giorni dell’isolamento forzato in una casa/rifugio, in attesa di notizie migliori. Alcune di queste sedimenteranno lentamente mentre altre svaniranno al termine della veglia. Da una di queste riflessioni nasce l’idea di coinvolgere i collaboratori e gli artisti già ospitati sul sito: poeti, musicisti, fotografi, pittori, scrittori, registi, attori, insegnanti e semplici amanti delle arti. Ho chiesto loro di fotografare ciò che vedono dalla finestra del luogo in cui sono confinati a causa dell’epidemia, il loro orizzonte più prossimo. Quella porzione di mondo dove continua a nascere e tramontare il sole, le case di fronte, una strada completamente deserta. Immagini diverse guardate da persone che probabilmente pensano alle stesse cose.

 

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Nella realizzazione delle foto c’è chi si è trattenuto sulla soglia del vetro, chi più indietro (quasi per stabilizzare l’oltre nel dentro), chi si è spinto più in là, chi, fotografando dall’esterno, ha rovesciato lo sguardo all’interno e chi ha immaginato che la propria finestra sul mondo fosse il passaggio tra una stanza e l’altra della casa in cui vive. Tra le 71 foto (73 con quelle inserite nella sezione testi) c’è quella di una figura umana riflessa, sbiadita, dissolta, un po’ come i sentimenti che si agitano in tutti noi. Gli stessi sentimenti di chi è protetto dalle mura di casa, di chi può ancora permettersi il privilegio di pensare o ripensare alla propria vita mentre in tanti la stanno mettendo a rischio, per non parlare di chi nonostante le cure non ce la fa e di chi non riesce ad avere neanche un minimo di assistenza.

Ho avuto il dubbio su quanto sia utile riflettere oggi su qualcosa che si modifica di ora in ora e basandosi su ciò che viene detto o non detto. In contesti sempre in divenire e sull’onda di un accumularsi di stati emotivi si rischia spesso di essere fuori luogo. Resta il fatto che un essere umano è sempre prima di tutto dietro una soglia ma solo davanti a se stesso.

Ho utilizzato un’epigrafe che vuole invitare innanzitutto a riconsiderare le parole “natura” e “coscienza” e poi magari anche l’intero significato della frase. È solo uno dei tanti percorsi interpretativi che ognuno può intraprendere.

Quello che questo “tempo sospeso” deve insegnarci, per non accrescere le paure già presenti, è di non smettere di progettare e di sollecitare reazioni emotive di fiducia e vicinanza, ciò che spesso l’altro tempo, quello attivo e produttivo, non  riusciva a generare. Ripensare magari a cosa vogliamo essere, a cosa vorremo cercare o ritrovare domani dietro la curva fin dove, dalla nostra finestra, riesce a spingersi lo sguardo, attraverso l’immagine di una prospettiva orizzontale, egualitaria. Un progetto nato per scongiurare la paura e per augurarsi di poter tornare al mondo rinnovati e un po’ più consapevoli, imparando da ciò che sta avvenendo in questi giorni, in queste ore, adesso, mentre esistiamo.

Credo che se la necessità primaria di una persona sia difendere la vita, subito dopo viene quella di chiedersi perché e per quale scopo. Cos’è la nostra vita in questo mondo e in questo tempo?

Si dice spesso che la nostra società abbia provato ad emarginare il pensiero della morte, ad estrometterlo dalla vita attraverso una serie di pratiche indirizzate a tenerci sempre occupati e di conseguenza refrattari a pensieri deprimenti così come anche all’elaborazione di un pensiero critico. Ma la morte, mi scuserete, non è soltanto un pensiero deprimente, i poeti questo lo sanno da sempre. L’idea della fine è stata spesso foriera di un rinnovato pensiero vitale – pensiero che può accrescere la vita in tutte le sue caratteristiche e manifestazioni spingendoci a tirar fuori la nostra parte migliore.

Quello di cui si occupa un semplice contenitore di sollecitazioni artistiche e letterarie è continuare appunto a riflettere e stimolare dal punto di vista artistico e intellettuale ma, probabilmente, in occasioni come questa, anche da quello sociale e politico.

Se molti di noi possono soffermarsi su queste riflessioni è perché altri stanno lavorando affinché l’emergenza rientri. Per questa ragione il pensiero va soprattutto alle persone più esposte e deboli che oggi soffrono o ci lasciano e a coloro che domani, sempre i più deboli e con meno possibilità, pagheranno il prezzo di questa drammatica situazione. Le ultime notizie riguardanti la perdita di lavoro e le conseguenze che ne stanno derivando non sono confortanti.

Se fino a poco tempo fa approcciavamo a queste emergenze solo attraverso il racconto degli organi di informazione, nella situazione attuale la realtà non è più mediata: la vita ha un altro senso quando l’esperienza non è filtrata. Solo in questo caso, probabilmente, l’intelligenza e la sensibilità che ognuno di noi possiede può invitarci a considerare altri punti di vista.

Oggi ci si chiede quanto siano state rilevanti certe scelte politiche che hanno sacrificato la ricerca scientifica, la spesa per la sanità e soprattutto l’assunzione di dirigenti competenti e responsabili sia nel settore pubblico che nel privato a beneficio di eterne logiche clientelari e di acquisizione di consenso elettorale.

La società in cui viviamo proverà a elaborare una critica approfondita dopo questa pandemia? Riconsidereremo solidarietà e spirito di collaborazione in contrapposizione agli aspetti utilitaristici e di arricchimento privi di etica e di regole? Di norma nei momenti di crisi si ripensa a molti aspetti dell’organizzazione sociale. Dobbiamo sperare che non lo si faccia in peggio.

Ci sono sempre due storie: quella delle nostre vite e quella che si scriverà nei libri. La nostra storia passa però ogni giorno attraverso ciò che ci fa male e ci fa bene, ciò che scuote i nostri sentimenti e le nostre aspettative e non è mai secondaria rispetto a quella che resterà scritta.

Un’ultima considerazione: grazie al nostro isolamento la natura, gli animali si stanno riprendendo gli spazi che abbiamo abbandonato e l’inquinamento diminuisce. Questo forse potrebbe insegnarci che basta un tempo ragionevolmente breve di sacrificio collettivo per vedere cambiamenti sensibili in tanti altri ambiti della vita sociale.

Il tempo come sappiamo è sempre centrale nelle nostre vite. Oggi, oltre ad essere sospeso sembra anche spezzato: da una parte le ore che si susseguono con la paura di poter essere contagiati, dall’altra i giorni che contiamo sperando che tutto finisca e infine quel tempo futuro che dipenderà da una serie di decisioni di cui non conosciamo ancora l’efficacia.

Mentre scrivo, il filo su cui siamo sospesi è ancora molto sottile. Per questo bisogna restare lucidi. Per noi, per chi amiamo e per il mondo in cui desideriamo tornare.

Un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno aderito al progetto.

M.L.

 

Di seguito tutte le immagini e gli scritti degli artisti.

 

 

Gli autori delle foto*:

 

Alessandro Borgomainerio, Anna Lisa Verdecchia, Anna Ruchat, Antonio Giordano, Aurelio Giordano, Carlo Roselli, Chiara Scarpone, Christian Sinicco, Cristiano Poletti, Cristina Coppola, Daniela Peca, Dario Montoro, Deborah Napolitano, Domenico Brancale, Eliana Petrizzi, Enrico Francese, Erica De Lisio, Erkut Tokman, Fabiano Farina, Fabio Di Donna, Fabio Orecchini, Francesca Marica, Francesco Di Lisa, Giancarlo Cavallo, Giuseppe Caprara, Giuseppe Riccio, Giuseppe Spina, Hervé Bordas, Jacopo Gandolfi, Jonathan Gottesman, Jonny Costantino, Laura Capra, Lorenzo Mari, Luca Anceschi, Luca Annunziata, Lucia Lamberti, Ludovica La Rocca, Maël Guesdon, Marcello Tedesco, Marco Giannattasio, Marco Vecchio, Marco Vetrugno, Mariateresa De Feo, Marie De Quatrebarbes, Mario Gogliucci, Mauro Leone, Max Maffia, Max Pieri, Mela Boev, Michelle Grillo, Moreno Naddeo, Nico Plescia, Oscar Leone, Rachel Slade, Raffaele Amenta, Roberto Coppola, Rossana Lista, Sandra Ruggiero, Simona Rossella Boni, Simone Pellegrini, Stefano Bottero, Stefano Raimondi, Stefano Saletti, Stefano Torino, Sylva D’amato, Tania Adami, Tommaso Capuano, Tommaso Di Dio, Uberto Crivelli, Valeria Manzi, Vanessa Semprini, Vania Stefanucci, Vesna Stefanov, Vincenzo De Tommaso, Vito Bonito.

* L’ordine alfabetico degli autori non corrisponde alla sequenza delle foto.

 

Testi:

 

Di quello che si vede dalla distanza del tutto.

Rachel Slade

 

Quadro

Si accalcano umori, si addensano. Sfidano. Qualcuno, mentre tutti ci si chiede cosa sia il mondo vissuto, cosa sia stato amato. L’odore del legno è un buon indizio, così lo sguardo sostato troppo a lungo e dal luogo raggiunto. Le forme sì, le conoscevi, e ora con lo sguardo sei perso nella vista. Vedi che sporgono altre possibilità, le parole non si mostrano più, tutto si scava nell’aria. Terrazzo, corrimano, aria. Le voci insieme, poi silenzio. Silenzio, che ieri eri mancanza e oggi squilli, rispondi un’ultima volta. Fin qui, fino a non essere, noi.

Cristiano Poletti

 

All in all you’re just another brick in the wall” (Pink Floyd)

Happiness is real only when shared” (C. McCandless)

Stefano Torino

 

For 3 years now, I look out this window every morning as I wait for my coffee to percolate and evening as I prepare dinner. I always wonder about my neighbours who I hear and never see. I wonder how much they wonder about us as they hear us laugh, discuss issues, fight and kiss. I guess now is the time to call out over the fence and introduce ourselves.

Vesna Stefanov

 

Natura morta con Don Chisciotte (Mancia, 1605), Thelonious Monk (Underground, 1968) e Mal di fuoco (2016, pagina 22).

Il fatto, per quanto mi riguarda, è che se guardo fuori dalla finestra non vedo niente di particolarmente significativo, o meglio: quello che vedo non è quello che vedo. Ciò che propongo è un’immagine (non velleitariamente) composta e (almeno per il sottoscritto) ad alto coefficiente simbolico.

Jonny Costantino

 

Fuori dalla mia finestra è come dentro, sfocato, buio, a pezzi ma con una piccola fiamma accesa a rischiarare la notte. Qualche notte.

Daniela Peca

 

Bisogna essere temerari: alla ricerca di una via d’uscita o di un approdo sicuro?
Alla spasmodica ricerca della strada o di un posto dove appendere il cappello?
Probabilmente una esigenza non esisterebbe senza l’altra.

Max Pieri

 

Un   giorno   non   si   può   misurare.   Dove   stiamo   quando   siamo   dietro a una finestra? Dietro è sempre davanti a qualcosa, davanti a un’immagine di noi che stiamo guardando. Dietro non è per forza di cose dentro, né tantomeno fuori. Dietro è nel desiderio, nel presentimento di un’ora che non ha sorelle. L’irraggiungibilità è spesso più grande di quanto si possa sopportare.

Domenico Brancale

 

Mandiamo questa cartolina. Ci fu inviata il giorno di San Valentino. Melanie, non la vedo dal 1996. Vive in Quebec. Sono passati tanti anni da quando studiavamo insieme a Reggio Emilia. Al tempo riempiva l’album con le figurine di Barbie. Bionda come lei. E’ felice per noi, ha voluto farcelo sapere.

Mela Boev, Jonathan Gottesman

 

È ributtato indietro, a terra, trafitto, lo sguardo che vorrebbe risalire la torre che lo contiene. Ogni sua caduta è una ripetizione immemore e la sola misura del tempo.

Rossana Lista

 

La mia casa è senza pareti.

Valeria Manzi

 

La tua lettera mi ha fatto venire in mente un testo del poeta Nanni Cagnone, del 2018. Spero che nel mosaico ci si perda e ci si possa ritrovare.

Tommaso Di Dio

 

Can you understand a light among the trees?” (N. Drake)

Luca Anceschi

 

Ombre corte nel giardino vuoto.

Anna Ruchat

 

La ricerca della normalità in un futuro remoto.

Vincenzo De Tommaso

 

non è così che moriamo
la figlia disse la spada afferrando

miliardi di anni luce mi vedi?

cosa aspetti a uscire dalla sedia vuota
ad aprire il cassetto dove dormi

sono arrivate le api
è una festa qui
a mangiarci vivi

che ci siete tutti
come una giostra

che diventate bambini
disperati ancora
ma a casa

infine

Vito Bonito

 

Il giorno e la notte accadono così; nessuna data, solo qualche annotazione di luogo. Tutto è sospeso.
Eppure il desiderio di toccarsi, di immaginare cosa sarà dopo non è un’astrazione, non è un gioco per poveri fantasmi.

Francesca Marica

 

A cura di Mauro Leone.

 

3 commenti

  1. Gran lavoro, contento di aver dato il mio contributo 😉

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