Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani, Feltrinelli 2019.

“Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio”

Il Discorso sui costumi degli italiani, scritto nel 1824 e pubblicato per la prima volta solo nel 1906, è uno dei più alti, ardui e lucidi esempi della capacità di penetrazione dello sguardo dell’etnologo e del filosofo morale e politico Giacomo Leopardi, una delle figure torreggianti del Diciannovesimo secolo. Come osserva nell’Introduzione Salvatore Veca, lo sguardo etnologico di Leopardi coglie con inesorabile freddezza e lontananza e con intensa empatia alcuni dei tratti di lungo periodo, propri della società italiana, sullo sfondo del contesto europeo. Questi tratti “sono quelli familiari e riconoscibili in un identikit che abbiamo la responsabilità civile di continuare a tracciare, non per conservare il passato che non passa ma semplicemente per prendere sul serio il compito mai finito di progettare la modernità, a quasi due secoli di distanza dall’insuperabile portrait di Giacomo, nostro contemporaneo.

G. Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani, Feltrinelli 2019. Introduzione di Salvatore Veca.

Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 – Napoli, 1837) è stato uno dei più grandi poeti e pensatori europei. Di precocissime doti, sin dall’adolescenza sviluppò un’impressionante erudizione scientifica, filosofica e letteraria. Pur non avendo mai accettato l’etichetta di “romantico”, è ritenuto una delle figure centrali del Romanticismo. Fra le sue opere spiccano lo Zibaldone di pensieri (steso dal 1817 al 1832), le Operette morali (1824), il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani (1906) e moltissimi componimenti poetici (dal 1819 alla morte, suddivisi fra Idilli, “Grandi idilli” e Canti). Feltrinelli ha pubblicato nei “Classici” Operette morali (1992), Pensieri (1994), Canti (2008) e Zibaldone di pensieri (Nuova edizione tematica condotta sugli Indici leopardiani, 2019), oltre al Canzoniere di Petrarca con note di Giacomo Leopardi (1992).

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