John Berger

Quel che più di ogni altra cosa mi riconcilia con la mia stessa morte è l’immagine di un luogo: un luogo dove le tue ossa e le mie sono sepolte, gettate, messe a nudo, insieme. Vi sono disseminate alla rinfusa. Una delle tue costole poggia contro il mio cranio. Un metacarpo della mia mano sinistra si trova all’interno del tuo bacino. (Contro le mie costole spezzate il tuo seno simile a un fiore.) Le cento ossa dei nostri piedi sono sparpagliate come ghiaia. È strano che questa immagine della nostra prossimità, pur parlando di semplice fosfato di calcio, debba procurarmi un senso di pace. Eppure è così. Con te riesco a immaginare un luogo dove essere fosfato di calcio mi basta.

 

J. Berger, E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto, Il Saggiatore 2020.

 

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