Nicolás Gómez Dávila

 

Nostro fratello non è chi possiede forma corporale simile alla nostra, bensì chi palpa lo stesso mistero.

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La poesia è l’impronta digitale di Dio nell’argilla umana.

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La storicità non è evoluzione né dialettica né progresso. Né germe che cresce e neppure approssimazione a una meta. La storicità non è definibile. Solo esemplificabile.

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Quando ci danno ragione dobbiamo tremare. Vuol dire che coincidiamo coi pregiudizi dell’uditorio.

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La cultura è eredità di famiglia. O un segreto tra amici. Il resto è commercio.

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L’uomo non può proteggersi dall’incoerenza dell’universo se non mediante un’incoerenza analoga.

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L’erotismo è l’ultima scaramuccia contro l’invadente insignificanza del mondo.

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Gli attuali mezzi di comunicazione consentono al cittadino moderno di essere al corrente di tutto senza comprendere nulla.

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La gioia dell’essere umano che amiamo è l’unico bene terrestre che ci colma.

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I giovani credono che la gioventù sia un destino, quando invece è solo una fermata di provincia.

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Lo scrittore deve essere il portavoce solo di se stesso.

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Dove udiamo oggi le parole “ordine”, “autorità”, “tradizione” qualcuno sta mentendo.

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L’uomo moderno non vuole essere parte organica della totalità sociale, ma operaio di qualche sua parte meccanica. L’individuo pretende di salvaguardare la propria autonomia distinguendosi dalla funzione che esercita. Ottenendo meramente in questo modo che la funzione lo utilizzi per effettuarsi, invece di essere utilizzata dall’individuo per compiersi.

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Il reazionario non è il sognatore nostalgico di passati conclusi, ma il cacciatore di ombre sacre sulle colline eterne.

 

N.G. Dávila, Escolios a un texto implícito II, GOG 2018.

 

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