Étienne de La Boétie, Discorso della servitù volontaria, Feltrinelli 2019.

Talismano dei disobbedienti, manifesto segreto di ogni libertario: il Discorso della servitù volontaria è un capolavoro clandestino che non perdona. Intrattabile e senza fissa dimora dal giorno in cui vide la luce, contiene la resa dei conti di un giovane e di un nobile – Étienne de La Boétie incarna entrambe le qualità – con le passioni collettive più enigmatiche da decifrare: la paura della libertà e l’ansia della dipendenza. L’oppressione si regge infatti anche sulla connivenza delle vittime, uomini che amano le proprie catene più di se stessi.

Dalla quarta di copertina.

É. de La Boétie, Discorso della servitù volontaria, Feltrinelli 2019. Traduzione di Enrico Donaggio.

Titolo originale: Discours de la servitude volontaire.

Étienne de La Boétie (Sarlat, Dordogna, 1530 – Germignan, Gironda, 1563), filosofo, poeta e umanista, fu molto vicino al pensiero stoico. Consigliere al Parlamento di Bordeaux, tra i protagonisti nei tentativi di riconciliazione ai tempi delle guerre di religione in Francia, morì giovanissimo tra le braccia dell’amico Montaigne, che lo definì “il più grande uomo del suo tempo”.

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