Giovanni Ramella Bagneri

 

MURO

 

I

 

Il mondo,
il mondo che finisce,
finisce
con questo basso muro sulla notte,
con triangolo e cerchio e sgomente facce di bambini
tracciate da qualcuno, con un uomo, una donna
e cava e gradinata e scheletro e
linee che richiamano campagne
e un angoscioso reticolo che fu albero, o uccello,
o casa, deformata, fatta ostile.

Qui, davanti alla notte,
il muro degli sguardi,
il triste muro del sogno, di tutto:
è fissato, contemplato a lungo,
ha grumi di sangue, qualcosa
vi agonizza, come una farfalla
trafitta da uno spillo;
a tratti non è più, lascia vedere
paesaggi di croci, di rovine;
si ricompone, è figure
di cenere dai grandi occhi sbarrati,
pieni di lacrime, il sogno
del cerchio, del triangolo,
di un ordine: bruciati.

Nell’illusoria pace, nella fine
che non conclude, il muro
è decrepito, ogni storia umana
è solo segni e segni
su un cemento. La forca è nel triangolo,
“Eine kleine Nachtmusik” conduce
al simmetrico campo
di sterminio. L’urto della notte
è terribile. Mai
nulla che ci protegga, ci ripari.

 

II

 

Ora nella notte
uomo donna bambino sul muro prima del vuoto
sono segni confusi,
nulla tra poco, nulla:
perdendo nome, senso,
vivono quella loro lenta fine,
non ricordano: estranei, nemici.

Offerti a sogni, a preghiere,
gli schemi dello scheletro,
della cava e della gradinata
sono schiacciati e deformati, ormai
giù nel profondo, oscuri,
massicci, che puniscono,
implacabili, orrendi.

 

G. Ramella Bagneri, Autoritratto con gallo, Mondadori 1981.

 

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