Robert Desnos

“Arrivavo sulla strada e le foglie degli alberi cadevano. La scala alle mie spalle era ormai un firmamento disseminato di stelle tra le quali distinguevo con precisione l’impronta dei passi di quella donna e dei suoi tacchi Luigi XV che, a lungo, avevano martellato l’asfalto dei viali dove correvano le lucertole del deserto, fragili animali che io avevo addomesticato e sistemato a casa mia, dove fecero causa comune con il mio sonno. I tacchi Luigi XV li seguirono. Lo ammetto, fu davvero straordinario il periodo della mia vita in cui ogni minuto notturno segnava con una nuova impronta la moquette di camera mia: strana impronta, che a volte mi faceva fremere. Quante volte, con il temporale o il chiaro di luna, mi rialzai a contemplarli alla luce di un fuoco di legna di un fiammifero o di una lucciola, quei ricordi di donne venute fino al mio letto, completamente nude a parte le calze e le scarpe con i tacchi alti, tenute per appagare il mio desiderio, più insolite di un ombrello ritrovato da un piroscafo in pieno Pacifico. Tacchi meravigliosi contro i quali graffiavo i miei piedi, tacchi! Su quale strada echeggiate adesso e vi rivedrò mai? Allora la mia porta era spalancata sul mistero, quando questo è entrato chiudendola dietro di sé e ormai ascolto, senza dire una parola, un calpestio immenso, quello di una folla di donne nude che prendono d’assalto il buco della mia serratura. La moltitudine dei loro tacchi Luigi XV fa un rumore simile al fuoco della legna in un focolare, ai campi di grano maturo, agli orologi nelle camere deserte la notte, al respiro estraneo accanto al viso sullo stesso cuscino.”

R. Desnos, La libertà o l’amore!, Odoya 2008.

 

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