Daniel Heller-Roazen, Lingue oscure, Quodlibet 2019.

Sembra incontestabile che il linguaggio serva a comunicare, ma la parola può assolvere anche un’altra funzione: quando è necessario, essa confonde e occulta. Lo sanno gli adulti e i bambini, i filologi e i banditi: tra le facoltà implicite del linguaggio, c’è quella di smontare e ricostruire una lingua per farne un idioma nuovo, sconosciuto, accessibile soltanto a pochi.

È dal Quattrocento, in Europa, che si attestano le prime lingue intenzionalmente segrete. Sviluppate da malviventi e briganti, queste si diffusero in tutti i volgari moderni: dal gergo dei banditi francesi al thieves’ cant dell’Inghilterra rinascimentale, dal dialetto dei ladri denunciato da Martin Lutero ai furbeschi degli imbroglioni italiani, portoghesi, spagnoli. Ma l’arte di forgiare parole impenetrabili risale molto più indietro nel tempo, e non è sempre stata legata a tali equivoche finalità. In India, nell’antica Grecia e a Roma, in Provenza e in Scandinavia, cantori e scribi si sono appropriati delle lingue intorno a loro e le hanno alterate, non per ingannare, bensì per rivelare e tramandare un’entità sacra: l’idioma degli dèi, del quale i veri maestri – così si diceva – erano i poeti e i sacerdoti.

Lingue oscure si destreggia abilmente tra questi multiformi linguaggi ermetici. Dall’argot criminale al gergo degli spiriti, dal lavoro di Saussure e Jakobson sugli anagrammi e le strutture subliminali nella poesia, fino al codice segreto che il dadaista Tristan Tzara pretendeva di aver scoperto nelle opere di Villon, Lingue oscure esplora le arti condivise da furfanti ed enigmisti che seppero giocare a scacchi col suono e col senso delle parole.

Dalla quarta di copertina.

D. Heller-Roazen, Lingue oscure, L’arte dei furfanti e dei poeti, Quodlibet 2019. Traduzione di Giuseppe Lucchesini.

Titolo originale: Dark Tongues, The Art of Rogues and Riddlers, Zone Book 2013.

Daniel Heller-Roazen insegna Letteratura comparata all’Università di Princeton ed è il traduttore inglese di Giorgio Agamben. Con Quodlibet ha pubblicato Ecolalie. Saggio sull’oblio delle lingue (2007), Il nemico di tutti. Il pirata contro le nazioni (2010), Il tatto interno. Archeologia di una sensazione (2013), Il quinto martello. Pitagora e l’armonia del mondo (2017).

 

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