Il lume – Marilena Renda

 

In una lettera, Ingeborg Bachmann congeda Paul Celan dicendo che prima o poi andranno, come lui le aveva promesso, a cercare il lume per la nuova casa di lei. Prima è una promessa: lei ha appena traslocato e ha bisogno di mobili; poi diventa una vaga prospettiva, poco più di una formula di rito con cui entrambi chiudono le lettere promettendosi e immaginando una normalità in comune che non arriverà mai. Sembra che Celan fosse tutto sommato un uomo allegro; entrambi erano alla ricerca di un lume, forse pensavano che ci fosse ancora un lume per illuminare il disastro. Un segno di vita, forse qualcosa nato da loro che non fosse solo carta, lettere e parole.
Nelle parole di lei la si intravede, quella fame naturale, con le mandibole che si preparano a disporsi del tutto naturalmente attorno al corpo dell’uomo per mangiarlo. Una volta leccata, la pelle di lui non si potrà mai staccare dalla sua, le pelli rimarranno per sempre attaccate perché sarà l’odore della pelle a fare da cibo, e per lui lo stesso, solo ogni tanto morderà le sue dita, ma così per fare qualcosa, non per fame, perché per cibo si mangerà la sua voce, si mangerà il suo odore, l’odore di lei, si metterà in bocca i capelli di lei e toccherà tutta la sua faccia, leccherà le sue guance per sapere che sapore hanno e poi avvicinerà il naso ai suoi occhi per odorare l’odore dei suoi occhi e sentire che i suoi occhi lo vogliono mangiare una parte alla volta, non potrà guardarla tutta intera perché ormai sono attaccati per la pelle e quindi potrebbe guardarla per intero solo se la tagliasse via.
Magari non resterà neanche sangue: chissà se era questo il lume che voleva comprare Ingeborg.

 

M. Renda, Arrenditi Dorothy!, L’orma editore 2015.

 

1 commento

  1. Grazie! È bello anche il carteggio tra Nelly Sachs e Celan, bello il fatto di scrivere lettere comunque…x

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *