Andrej Belyj

“Un tempo non c’erano piante, né “Terre”, non c’erano silici né graniti; c’era qualcosa di fiammeggiante; si spiegavano nel Cosmo le pale di un gas volante; la terra gorgogliava come un fiore infuocato; essa si sviluppava e confluiva dalla sfera Cosmica; e questi gesti dei fuochi poi ripetevano se stessi: nei petali dei fiori; e perciò la luce cosmica è il fiore dei campi; tutti i fiori sono evocazioni dei fuochi della sconfinata sfera del cosmo; tutte le parole sono evocazioni del suono di un significato antico.

Un tempo nel nostro senso non c’erano concetti: la crosta concettuale ha circondato l’immagine della parola; un tempo non c’era neanche l’immagine della parola: le immagini hanno rivestito più tardi la radice informe; prima la radice non c’era; tutte le radici erano pelli di serpente; e il serpente vivo è la lingua; un tempo quel serpente erano i flussi e il palato era la vela dei ritmi portanti; il cosmo, indurendosi, divenne la cavità della bocca; il flusso dell’aria – questa ballerina del mondo – è la nostra lingua.”

A. Belyj, Glossolalia, Poema sul suono, Medusa 2006.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *