Giorgio Manganelli, Discorso dell’ombra e dello stemma, Adelphi 2017.

Se c’è un libro dove Manganelli ha mostrato, nella forma più radicale ed estrema, che cosa intendeva per letteratura, è questo. Ed è senz’altro una concezione allarmante rispetto a quelle correnti. Per Manganelli, la letteratura è qualcosa di ben più temibile ed enigmatico di quel che pensano quanti si sforzano «di mettere assieme il bello ed il buono». A costoro la letteratura non può che rispondere «con sconce empietà». Perché il suo compito non è di interpretare, documentare, esprimere idee, semmai di disorientare, inquietare. Di ridere – astratta e solitaria. È il riso antico di Dioniso, senza il quale non ci sarebbero parole. Cadono così, sotto i colpi di Manganelli, molte certezze: persino la fiducia che riponiamo nella figura dello Scrittore. Che in realtà è solo un «passacarte», un Grande Mentitore, agìto dalle parole. La scrittura, infatti, accade, e lo attraversa e parla per suo tramite. Ma anche i lettori non hanno di che stare tranquilli. Devono finalmente rendersi conto che coltivano una «dolce e ritmica demenza».

“Il mondo era colmo di fiori invisibili, e il loro profumo era letale. Il frastuono delle foglie era tale che gli uomini cessarono di parlare, e si lasciarono morire nel cuore delle caverne. Il sole non consentiva di guardare, giacché tutto, dovunque, era fatto di sole; la notte intossicava le vene, e uomini e donne tornavano nelle caverne con le viscere sfamate di tenebre; i morti erano chiazze di buio, oppure macchie abbaglianti, e non si potevano toccare. Infinite volte gli uomini morirono tutti; l’esistenza dell’uomo creò il diluvio, il fuoco dei vulcani, la peste; ogni volta l’ultimo uomo gettò alle proprie spalle i sassi che divennero nuove generazioni di insalvabili dementi; la follia abitò i sassi, e non li ha più lasciati – i sassi stanno troppo fermi, non è vero? – come non ha mai lasciato il nostro seme. La demenza abbisogna di demenza: dunque di letteratura. Malattia del mondo, l’uomo vuole l’ulteriore malattia che trova riposo solo nelle parole scritte”.

G. Manganelli, Discorso dell’ombra e dello stemma, Adelphi 2017.

Giorgio Manganelli (1922-1990) è stato uno scrittore, traduttore, giornalista, critico letterario nonché teorico della neoavanguardia.

 

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