Stefano Saletti

Stefano è uno di quegli artisti che fa musica prima di tutto con l’anima rinnovando con suoni moderni la tradizione popolare italiana, le melodie balcaniche e orientali e le ritmiche nordafricane e sudamericane. L’ho conosciuto qualche anno fa durante l’organizzazione di un live e oggi lo ritrovo, come allora, disponibile ed entusiasta oltre che felice per l’uscita del primo cd di suo figlio Eugenio. Fondatore dei Novalia, con cui ha suonato in giro per l’Europa e in Africa, oggi collabora a vari progetti tutti molto originali, spesso in compagnia di Barbara Eramo e di tanti altri musicisti. Il suo percorso artistico è ricco di esperienze e profondo nei significati e nei valori. In un periodo di grande attività, tra viaggi e concerti, Stefano si è ritagliato un po’ di tempo per rispondere alle mie domande a conferma della sua costante disponibilità al confronto con gli altri.

Raccontami dei primi approcci alla musica e delle esperienze che te l’hanno fatta amare. 

Ho iniziato un po’ per imitazione. Mio zio suonava la batteria a Rieti in un gruppo beat e ricordo che mia madre mi portò ad ascoltarli. Era la fine degli anni Sessanta avevo cinque, sei anni. Rimasi folgorato. Infatti il mio primo strumento è stata la batteria, poi sono passato alla chitarra e alle corde del mondo, l’oud, il bouzouki, il saz. Un altro momento fu durante le feste di Natale a casa di mio cugino, avevo 14 anni e ascoltai “Shine on you Crazy Diamond” dei Pink Floyd. Altro choc: ecco la musica che cercavo. Poi è arrivato l’amore per le musiche del mondo, la scoperta di sonorità e strumenti affascinanti. Un’altra tappa di questo percorso è stato l’ascolto di “Creuza de ma” di De Andrè e Pagani. Se suono oud e bouzouki è proprio grazie a quel disco e alla capacità che hanno avuto di unire canzone d’autore, dialetto e sonorità mediterranee. Un capolavoro che ha segnato i miei anni con i Novalia ma soprattutto l’esperienza con la Banda Ikona, con il recupero della lingua Sabir, la lingua dei porti, dei marinai e dei pescatori del Mediterraneo.

Hai viaggiato e realizzato dischi in ambito mediterraneo e sei considerato un grande conoscitore di questa musica. Cosa rappresentano per te musica e cultura mediterranea?

Come diceva il grande intellettuale croato Predrag Matvejevic “non esiste una cultura mediterranea, ma tante culture all’interno dello stesso mare”. Credo sia un’analisi giusta e proprio per questo ho sempre lavorato sulle connessioni tra queste tradizioni affascinanti. Quanto dobbiamo alla cultura greca? A quella araba? Al mondo spagnolo o nordafricano? Quanto abbiamo dato agli altri paesi? E quanto abbiamo ricevuto? Quanto Mediterraneo c’è dentro ognuno di noi? Oggi guardiamo a Nord, abbiamo perso le nostre radici, inseguiamo modelli sociali ed economici che non ci appartengono. Invece nella musica, nel cibo, nell’approccio alla vita dovremmo recuperare una centralità mediterranea. Ci permetterebbe di capire e affrontare in maniera più matura e umana anche il tema complesso delle migrazioni. Invece è solo tutto demagogia, paura, speculazione a fini elettorali. È un’epoca buia e un po’ di luce la possiamo dare con la conoscenza, la curiosità e la passione per l’arte e la musica.

Parlami adesso dei tuoi progetti attuali e dei prossimi concerti. 

Quest’estate proseguirà l’attività di concerti in Italia e all’estero con la Banda Ikona e con i tanti progetti che mi vedono coinvolto (Cafè Loti, Caracas…). Inoltre sono stato chiamato a dirigere un’orchestra mediterranea la Med.Arab.Jewish.7Sóis.Orkestra composta da musicisti provenienti da Francia, Marocco, Israele, Croazia, Isole de la Reunion con la quale faremo un grande tour europeo. Ho prodotto il primo disco di mio figlio Eugenio, in arte SALE, che ha vinto il bando Siae Sillumina per le nuove opere e ha realizzato il cd per la storica e prestigiosa etichetta Materiali Sonori. Con il Cafè Loti, il trio che ho con Nando Citarella e Pejman Tadayon, stiamo per uscire con un nuovo cd “In Taberna” che raccoglie brani originali e una rilettura dei Carmina Burana medievali arrangiati alla maniera popolare che porteremo alla Cavea dell’Auditorium il 30 luglio con un grande ensemble di oltre 100 elementi tra coro, orchestra e musicisti popolari. Da settembre comincerò a lavorare al nuovo disco della Banda Ikona, dopo il fortunato “Soundcity”. Insomma un programma intenso.

 

A cura di Mauro Leone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *