Blam, un collettivo di giovani architetti ha riaperto a Salerno l’antica chiesa del Monte dei Morti.

Nel piccolo piazzale della chiesa di S. Sebastiano del Monte dei Morti trovate una struttura in legno e una pianta. Passando da quelle parti potete versare un po’ d’acqua nella pianta e magari tirar fuori degli sgabelli dalla struttura e accomodarvici sopra per qualche minuto di ristoro o per fare la conoscenza del gruppo che gestisce lo spazio. Questo potrebbe essere il vostro primo approccio con il collettivo Blam: la cura condivisa di un bene comune in uno spazio di incontro dove discutere ma soprattutto elaborare e attuare strategie e progetti attraverso una fondamentale orizzontalità di relazioni.

Ma dove siamo? La chiesa si trova nel centro storico alto di Salerno adiacente allo spazio dove sorgeva Porta Rotese, una delle porte di accesso alla città. Nel 1980 il terremoto, tra le tante devastazioni, rende inagibile la Chiesa. Nonostante ciò sembra che i fedeli abbiano continuato a frequentarla ancora per alcuni anni. Eretta nel 1530, e consacrata ai santi Sebastiano, Cosma e Damiano come voto allo scampato pericolo in seguito alla pestilenza di quell’anno, nel 1615 diviene sede della Confraternita del Monte dei Morti da cui prende il nome, venendo poi più comunemente detta Chiesa dei “Morticelli”.

Nel 2000 inizia una campagna di restauri interni durata fino al 2010. Riaperta al pubblico per un tempo molto breve, poco dopo viene nuovamente chiusa. Mai portati a compimento invece i lavori di ristrutturazione esterna, come testimoniano alcune impalcature ancora presenti.

Il percorso per la riapertura inizia nei primi mesi del 2018. Alessia Elefante, all’epoca studentessa di architettura, lavora a una tesi di laurea sperimentale di un caso di edificio-patrimonio storico abbandonato. Con Ludovica La Rocca, laureata in architettura, hanno già in cantiere il collettivo Blam per la riqualificazione degli spazi. A questo punto, con il loro responsabile scientifico, la Prof.ssa Maria Cerreta, docente di Estimo e Valutazione del DiARC dell’Università degli studi di Napoli Federico II, ed esperta di pratiche di rigenerazione collaborativa, fanno richiesta al Comune di Salerno per attivare un progetto di ricerca scientifica finalizzato alla riapertura del sito.

Dopo circa nove mesi, nel dicembre 2018, il collettivo Blam, al quale intanto si sono unite altre persone, può accedere al sito e ripulirlo iniziando a esporre, all’esterno dello stesso, parte dei progetti da realizzare che col tempo si andranno a ibridare, completare o rivoluzionare attraverso il confronto con le idee e le esigenze dei cittadini e degli abitanti della zona.

Di cosa si tratta praticamente? Ludovica mi parla di un processo di rigenerazione urbana che parte da un caso di “riuso adattivo”: processo finalizzato a riattivare e rendere nuovamente funzionali degli spazi nell’arco di tempo necessario per far rientrare all’interno del progetto gli abitanti della comunità.

La progettazione si sviluppa su più livelli: facilitare alcuni processi di messa in rete e mettere in contatto i cittadini con le associazioni e con gli enti in una progettazione ampia in cui i progetti si distribuiscono su scale diverse.

“Un evento significativo” spiega Ludovica” è stato realizzato l’8 dicembre 2018, ad otto giorni dalla riapertura dello spazio. Non avendo ancora l’energia elettrica, ci siamo inventati una serata a lume di candela, accendendone circa 200, una per ogni persona che, portando con sé una candela, faceva in modo che un pezzo della propria casa entrasse in questo spazio recuperato. È simbolico di una parte di comunità che si è interessata alla riapertura”.

In seguito sono stati organizzati altri eventi, letture di poesia, workshop con i ragazzi delle scuole, musica e teatro. Attualmente, ogni settimana,  si organizzano degli incontri con una fetta sempre più importante di artigiani della ceramica di Salerno. L’idea è quella di co-progettare, probabilmente a settembre, il primo festival della ceramica di Salerno oltre a creare un network di ceramisti e botteghe dell’artigianato locale finalizzato alla rigenerazione urbana, ovvero con l’obiettivo di donare alla città quello che verrà prodotto nei laboratori del festival.

Ludovica La Rocca e Alessia Elefante

Tornando alle caratteristiche del collettivo, Blam ha una matrice culturale-artistico ed è autofinanziato anche se non manca il sostegno di privati e di associazioni che ne stanno condividendo alcuni obiettivi. “All’inizio eravamo in tre” aggiunge Ludovica “poi siamo diventati una decina e adesso addirittura ci arrivano curriculum di altre persone che vogliono collaborare. Inoltre c’è una mole enorme di artisti pronti a partecipare alle iniziative. Voglio dire che una realtà che a volte può sembrare spenta è invece ricca di materiale umano, professionale e artistico che purtroppo non trova spazi e non ha voce. Queste sono le caratteristiche principali del nostro laboratorio: provare a mettere a frutto queste esperienze”

Oltre all’entusiasmo, dalle parole di Ludovica e Alessia traspare la buona intesa creatasi con l’assessore all’urbanistica di Salerno che, visti i risultati, vuole prorogare il periodo concesso al collettivo per la gestione dello spazio nella prospettiva di veicolare il messaggio che ci sono tanti modi di trasformare e rigenerare una città.

La chiesa di S. Sebastiano del Monte dei Morti ha la possibilità quindi di diventare un progetto-pilota, sperimentale, da poter espandere e applicare ad altri casi, magari diramandosi proprio all’interno del centro storico alto di Salerno, che ha sempre vissuto una certa frattura rispetto a quello basso, più frequentato e battuto dai circuiti commerciali.

Inoltre, e sarebbe auspicabile,  le iniziative e i progetti del collettivo Blam potrebbero accelerare anche l’iter per l’inizio dei lavori di ristrutturazione esterna.

 

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A cura di Mauro Leone.

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