Moreno Naddeo

Ho conosciuto Moreno in occasione di un breve live che fece col suo gruppo, Aliante, in apertura a un concerto di Giorgia Del Mese. Mi incuriosiscono sempre i giovani autori che scrivono i propri pezzi e con tenacia intraprendono un percorso non sempre facile, in un ambiente dove spesso è complicato proporre musica originale per un’abitudine della maggior parte del pubblico nostrano a un intrattenimento leggero e veloce che induce i gestori dei club e dei locali a scommettere poco sui ragazzi che mettono alla prova la propria creatività. Da quell’incontro è capitato di rado di incontrarci se non per caso o durante qualche manifestazione in cui si è esibito. Di recente l’ho contattato per capire come procede il suo cammino.

Cosa ti ha spinto a fare musica e scrivere i tuoi testi?

Credo innanzitutto l’amore per la musica. Prima che autore e musicista sono un ascoltatore famelico di dischi. Non ho timore nel dire che alcune canzoni hanno cambiato (non so se in meglio o in peggio) la mia vita, molte volte condizionando i miei pensieri e di conseguenza le mie scelte. Affascinato da questa loro dirompenza nel toccare alcune corde emotive, più o meno alla fine del liceo, ho cominciato a scrivere i primi brani, ritrovando nella scrittura uno strumento congeniale alla mia “urgenza espressiva”, accorgendomi, tra l’altro, che per me aveva, e ha tutt’ora, una funzione altamente “terapeutica”. Successivamente ho approfondito lo studio degli strumenti per rendere le canzoni meno autoreferenziali e, dunque, più fruibili dai potenziali ascoltatori.

Oggi come modello ho principalmente songwriters e artisti che, oltre ad essere molto bravi a far trasparire il loro mondo interiore, offrono uno sguardo critico rispetto al tempo e alla società in cui vivono, attraverso opere impegnate che, dunque, non si limitano all’autocelebrazione e/o al raccontare storie d’amore.

Nell’ambito del contesto in cui vivi quali sono le circostanze da cui riesci a trarre ispirazione per la tua musica?

Quando sono ben predisposto traggo ispirazione dal confronto con persone che vivono situazioni simili o diametralmente opposte alle mie, dall’informazione sulle trasformazioni che avvengono a livello globale, dall’ ascoltare un disco, leggere un libro o andare ad un concerto.

Input ai quali poi lavoro, generalmente, in solitudine.

In ogni caso credo che alla base di tutto il mio processo creativo ci sia l’empatia.

In alcune tue composizioni, quelle più dilatate, sembra implicito un invito all’ascoltatore a concedersi un tempo maggiore per la fruizione di un testo e del suo messaggio per favorire una consapevolezza più ampia. Cosa puoi dirmi a riguardo?

Si, probabilmente è così. E sono consapevole sia una scelta in controtendenza (almeno nel panorama musicale italiano). Mi piace immaginare le canzoni come piccoli viaggi, in cui credo sia necessario che testi e musiche siano strettamente intrecciati. La musica riesce da sola a descrivere il mood del brano, facendo sì che tu non debba specificare alcuni concetti nei testi.

Le prime canzoni che ho pubblicato sono caratterizzate da testi riflessivi ed introspettivi, e, dunque, la scelta di musiche ambientali ed immersive è venuta in maniera abbastanza naturale.

Parlami adesso del disco che hai realizzato con gli ‘Aliante’, delle esperienze live e di ciò che ruota intorno alla promozione del tuo progetto.

Aliante è un progetto musicale che porto avanti da qualche anno con il mio amico Nicola Fierro. Questo Ep, che prende il nome dal progetto, è stato il nostro esordio discografico. È un lavoro completamente autoprodotto, che, se a livello musicale è caratterizzato da una coerenza che si sostanzia in una ricercata essenzialità, anche per far sì che la produzione coincidesse con ciò che offriamo durante i nostri live in duo, a livello testuale contiene quattro racconti abbastanza variegati: si parla di una storia d’amore tra una persona e la propria vita in “Tela e colori”; del ruolo che i  social network rivestono nelle nostre vite ne “Il Concetto di condivisione”; di domande esistenziali ispirate ai testi del filosofo anarchico Max Stirner ne “L’Unico”; di una storia di dipendenza/rinascita in “Luna (come sei lontana)”.

Un lavoro che ci ha catapultato in quelle che sono le strane dinamiche che avvengono oggi nel business musicale, nel quale, a mio avviso, in molti casi sembra prevalere l’aspetto comunicativo a scapito dei contenuti. Nonostante ciò, e nonostante la carenza di spazi adatti per presentare la propria musica, siamo riusciti a suonare abbastanza all’interno dei confini regionali, facendo del live la nostra prima strategia di promozione.

Finora abbiamo avuto molti feedback positivi, anche inaspettati considerando la nostra “non proprio brillante” strategia di comunicazione. Questi sono arrivati, oltre che dal pubblico, anche da musicisti più esperti e da addetti ai lavori: collaboriamo spesso con promoter di eventi e da poco siamo entrati in contatto con un’importante casa discografica campana.

 

A cura di Mauro Leone.

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