Maurice Blanchot

“Perché il fascino? Vedere presuppone la distanza, la decisione separatrice, la facoltà di non essere in contatto e di evitare la confusione del contatto. Vedere significa che tale separazione è, tuttavia, divenuta incontro. Ma cosa succede quando quel che si vede, per quanto distante, sembra toccarvi con un contatto sconvolgente, cosa succede quando il modo di vedere è una sorta di tocco, quando vedere è un contatto a distanza? Quando quel che viene visto si impone allo sguardo, come se lo sguardo fosse colto, toccato, messo in contatto con l’apparenza? Non si tratta di un contatto attivo, ciò che resta ancora dell’iniziativa e dell’azione in un contatto vero e proprio, ma lo sguardo è trascinato, come assorbito in un movimento immobile e in un fondo senza profondità. Quel che ci viene dato in un contatto a distanza è l’immagine, e il fascino è la passione dell’immagine.”

“Ogni scrittore, ogni artista conosce il momento in cui viene respinto e come escluso dall’opera in corso. Essa lo tiene in disparte, si è richiuso il cerchio dove non egli non ha più accesso a se stesso, ma dove pure egli si trova rinchiuso, perché l’opera, incompiuta, non lo lascia. Le forze non gli mancano, non è un momento di sterilità o di fatica, o meglio, la fatica non è altro che la forma di questa esclusione. Momento di prova incredibile. Quel che vede l’autore è un’immobilità fredda da cui non può distogliersi, ma accanto alla quale non può nemmeno stare, che è come un’enclave, una riserva all’interno dello spazio, senza aria e senza luce, in cui una parte di lui e, soprattutto, la sua verità, la sua verità solitaria, soffoca in una separazione incomprensibile. Ed egli può solo errare attorno a questa separazione, può tutt’al più stringersi fortemente alla superficie al di là della quale non distingue nient’altro che un tormento vuoto, irreale ed eterno, fino all’istante in cui, per una manovra inspiegabile, per una distrazione e per l’eccesso della sua attesa, si ritrova improvvisamente all’interno del cerchio, vi si ricongiunge, si riconcilia con la sua legge segreta.”

M. Blanchot, Lo spazio letterario, Il Saggiatore 2018.

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