Jean-Luc Nancy

“Ponendo l’accento sul toccare, la traduzione latina (e in seguito quella moderna) induce necessariamente a puntare l’attenzione sulle mani dei personaggi. È con la mano che tocchiamo, ed è la mano che anzitutto tocchiamo. In molte culture, e comunque nella cultura dei moderni pittori occidentali, stringersi le mani è la forma minimale del toccare, quella che non comporta alcuna intimità ma segnala una disposizione non aggressiva, o addirittura benevola (touchez là!, “qua la mano!”, si diceva in francese classico per concludere un accordo o per chiudere una disputa). Nella maggior parte delle sue rappresentazioni pittoriche, Noli me tangere dà occasione a un gioco di mani degno di nota: accostamento e designazione dell’altro, arabesco di dita affusolate, preghiera e benedizione, accenno a uno sfioramento, a un contatto, indice di prudenza o segnale di avvertimento. Sempre queste mani delineano una promessa o un desiderio di tenersi o di trattenersi, di legarsi le une alle altre: spesso non solo si trovano effettivamente al centro del disegno, ma sono come il disegno stesso, come le mani del pittore che costruisce e modella la delicatezza delle loro dita e delle loro palme.”

J.L Nancy, Noli me tangere (Saggio sul levarsi del corpo), Bollati Boringhieri 2005.

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