Arlo Bigazzi

Ho conosciuto Arlo qualche anno fa, dopo il live su Majakovskij al Rodaviva di Cava dé Tirreni. La prima impressione che ne ebbi fu quella di un uomo gentile e simpatico dotato ancora di un grande entusiasmo per la musica e i rapporti umani.  Lo ricontatto un po’ di tempo dopo sorprendendomi piacevolmente della voglia che ha di raccontarsi e di riuscire a farlo, nonostante gli impegni, in tempi brevissimi. Toscano, con una lunga esperienza alle spalle, Arlo ne ha di cose da raccontare: dalla fondazione dell’etichetta indipendente Materiali Sonori fino agli ultimi due lavori usciti nel 2018, passando per esperienze teatrali, colonne sonore e tanto altro amando sempre la musica senza alcuna necessità di catalogarla in un genere.

In quale contesto sociale e artistico fai le tue prime esperienze?

Com’è stato per molti ragazzi della mia generazione, ho iniziato a suonare all’Oratorio a San Giovanni Valdarno. C’era un complesso rimasto senza bassista (all’epoca i gruppi, le band, erano chiamati così). Mi avevano notato in uno scalcinato gruppo di coetanei e, poiché non c’era di meglio in giro, mi proposero di suonare con loro. Ho fatto in tempo a vivere gli ultimi scampoli delle Messe Beat. Suonavamo “Dio è morto”, “We shall overcome”, “C’era un ragazzo che come me…”. Poi, uno di loro, simulò un furto tentando di fregarsi il mio amplificatore e quello del chitarrista e così l’esperienza finì.

Ripresi a suonare, qualche tempo dopo, accompagnando mio fratello Giampiero, che stava intraprendendo la strada del cantautorato di matrice politica. Erano gli anni della protesta e delle manifestazioni. Di lì a poco formò il Canzoniere del Valdarno ed io, a quel punto, presi il ruolo di tecnico del suono. Capii che era quello il lavoro che più mi piaceva e l’ho svolto per diverso tempo.

Presi a suonare il basso nel Canzoniere solo per caso: la cosa piacque a Luciano Morini, il percussionista, e così iniziai a ricoprire quel ruolo.

Con lui e Giampiero, poi, partecipai alla fondazione dell’etichetta discografica Materiali Sonori dove, negli anni, ho ricoperto il ruolo di venditore di dischi, grafico, produttore e tecnico di studio. Forse la mia vera vocazione era proprio quest’ultima e se avevo un briciolo di talento, penso sia stato in quel lavoro.

Mi appassionai alla musica popolare e di contesto politico-sociale, anche se poi credo di essere cresciuto ascoltando maggiormente Frank Zappa, Bob Marley, Weather Report, Bob Dylan. Ero un “onnivoro musicale”…

Quali sono state le produzioni più importanti del tuo percorso o i momenti di ricerca che preferisci ricordare?

Non credo che ce ne siano di più importanti e l’ultima è sempre la più avvincente. Certamente, nel ricordo, le produzioni degli anni ’80 sono le più entusiasmanti; ma credo che sia una sensazione data più dall’età che avevo che dalle produzioni in sé. Certo fu un bel decennio, pieno di stimoli, di voglia di mescolarsi, confrontarsi e comunicare con il mondo. In verità, tutte le produzioni cui ho partecipato, che venissero da me o ne sia stato coinvolto da altri, mi hanno insegnato qualcosa e hanno contribuito a farmi essere quello che sono.

Ho svolto la mia attività in vari ruoli e “navigato” nelle più diverse esperienze sonore. Dalla musica popolare, alla world music, al rock, alla musica classica, all’ambient. Non sono mai riuscito a costruirmi il concetto di “genere musicale”, m’incuriosiva e m’incuriosisce tutto. Il mio cervello si deve sforzare per poter dividere la musica in generi. Non ci riesco, non riesco neppure ad imparare i loro nomi… Prediligo il “meticciato sonoro”, la mescolanza di stili e culture ma può significare tutto e niente.

Con Lorenzo Boscucci alla presentazione di Tribae

In passato avevi già realizzato progetti su Campana e Pasolini. Partiamo da lì per arrivare al Majakovskij, l’ultimo dei progetti, al momento, in cui c’è la commistione tra musica e performance teatrale con lettura di testi.

Il rapporto tra “parola parlata” e musica ha iniziato a interessarmi da quando produssi Elvengamello dei Militia, gruppo perugino che realizzò questo disco, dove personaggi più o meno di fama, recitavano dei testi legati a storie umbre. Per darti un’idea, nell’album apparivano personaggi come Pupi Avati, Vincenzo Cerami e una prostituta brasiliana.

Dopo di che ebbi l’occasione di realizzare Another Train Ride, con il musicista Claudio Chianura e il poeta cheyenne Lance Henson. Da allora non ho mai smesso di sperimentare e ricercare in quella direzione.

Con Enrico Fink ho partecipato a suoi spettacoli teatrali, dove la musica aveva un ruolo determinante. Con Giampiero, La Banda Improvvisa e Cantierranti abbiamo realizzato, per il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, lo spettacolo Camicia Rossa, dedicato ai giovani che inseguirono quel sogno.

Poi fu la volta – con i soli Cantierranti – di Senza Padrone, uno spettacolo e un dvd dedicati al cooperativismo e all’associazionismo.

Infine i citati In forma di rosa dedicato a Pasolini dove, con un mio gruppo, accompagnavo un testo recitato da tre attori mentre Anna Granata intervallava un suo testo alle canzoni che aveva scritto.

Poi è stata la volta di Nottecampana, realizzato con Carlo Monni, Orio Odori e Giampiero. È stato un bel progetto, con cui abbiamo realizzato diverse repliche, un cd e persino un libro.

Infine, con l’attrice Chiara Cappelli, abbiamo intrapreso l’esperienza di Majakovskij! – Il futuro viene dal vecchio ma ha il respiro di un ragazzo https://youtu.be/fyPe20fVrBA In questo caso ho scritto anche il testo e ho provato a usare la musica con una vaga idea strutturale “da canzone”. I brani, pur adattandosi alle esigenze del testo, hanno una parvenza di “strofa-ritornello-strofa”, ma i vari segmenti musicali sono suonati in un flusso continuo, come fossero una suite, oppure una playlist mixata da un dj… Dopo aver realizzato diversi spettacoli e alcuni video, è nata l’esigenza di farne un disco.

Arriviamo al 2018,  un anno lungo e particolarmente prolifico… 

Il 2018, per una serie di cause fortuite, è stato piuttosto intenso e, per me, non è neppure ancora terminato. A pensarci bene, potrei dire che è iniziato nell’ottobre del 2017, quando ho preso a lavorare alle registrazioni dei brani dello spettacolo su Majakovskij. Originariamente doveva essere un solo album ma poi – visto gli ospiti presenti, tra i quali Mirko Guerrini e Guido Guglielminetti – mi sono trovato con così tanto materiale che era un peccato andasse perso.

Perciò abbiamo deciso di farne un doppio: la versione con la voce recitante e la versione strumentale di buona parte dei brani. Nella maggioranza dei casi, con arrangiamenti piuttosto differenti.

Mentre lavoravo al Majakovskij!, Luca Brandi – fumettista che conosco da diversi anni – mi propose di comporre la colonna sonora per la sua wordless novel Tribæ – The Cascade, pubblicata dall’Hollow Press di Foggia.

L’idea non poteva che incuriosirmi. Una bella sfida quella di comporre per un fumetto, che comunque è strettamente imparentato con il cinema. Inizialmente, il progetto lo pensai con il coinvolgimento del trombettista Mirio Cosottini, che partecipa anche al progetto Majakovskij, e di Pier Luigi Andreoni, con il quale avevamo realizzato un cd, nel 2001, Nobody knows how and why a nome di Keen-O e con la co-partecipazione di Roger Eno e Blaine L. Reininger.

E qui le cose s’intrecciano: a Blaine avevo chiesto di partecipare con un cameo al Majakovskij!, ma era anche capitato di raccontargli del progetto Tribæ. Lui, come stabilito, mi mandò la parte di violino e in un altro brano, sempre dalle session di Majakovskij!, una voce ispirata al mio racconto: “Guarda se ci può stare”. Ci stava, e così decisi di farne una versione da inserire in Tribæ Soundtrack.

Mentre accadeva tutto questo, l’Associazione Teatrale Dritto e Rovescio, mi commissionò la musica per La processione di Gesù morto, la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo che ha luogo a Terranuova Bracciolini.

È una processione che si perde nella notte dei tempi e si svolge ogni sette anni. Era una bella sfida anche in questo caso e così, volendo evocare le sonorità dell’aria geografica dove si svolsero i fatti, coinvolsi Stefano Saletti. Oltre ad aver lavorato con lui nella prima metà degli anni ’90 nei suoi Novalia ritengo sia uno dei maggiori esperti di musica mediterranea che abbiamo in Italia. Il compagno giusto per questo viaggio sonoro.

Il risultato piacque molto e decidemmo di pubblicarlo con il titolo La Passionehttps://youtu.be/IB0nKhyiILg Quando avrò concluso Majakovskij!, penso proprio di prendermi un periodo di pausa dedicandomi a un disco di ninne-nanne…

 

A cura di Mauro Leone

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