Derive del Tu – Nerina Toci Domenico Brancale

 

http://www.nerinatoci.it/

 

«ho paura del confine»

pensare alla bellezza di un lampo

non riuscire a vederti

è rimasto il buio a sorvegliare il respiro che dà volto alla speranza

la luce non riempie la stanza. la luce non fa altro che nascondere il buio. la luce che non si vede

è sempre buio. dalla chiarezza non nasce nulla. dall’oscurità nasce qualcosa

un livido la domanda a tutte le risposte spente

aver continuato a pronunciare il tuo nome

aver trasmutato il respiro in voce

sangue saliva sperma

parlano per noi. parlano l’animale che siamo stati. il selvaggio nelle cellulle. l’inconfinabile

anche questo è stato necessario

questa morte silenzio con cui ora parli

l’ala dell’umiliazione che sfiora ogni creatura

la presenza di un mare senza nome nei corpi

dentro ogni goccia l’orizzonte si dilata nella carne. qualcosa che ci trasmette lontani nel sangue

fino al ciglio dell’anima. da nessuna parte mai

l’abisso in carne e ossa. il nostro lusso

due ferite aperte affamate di morsi

in due s’incamminano per raggiungere lo sguardo che sta dietro il paesaggio

cercando una convivenza nell’ombra la prossimità dei corpi

ogni cosa è esistenza. il corpo non si risparmia nulla. il corpo invade

il centro si sposta sempre non è mai dove sta il centro. ciò che siamo ci oltrepassa

tu sei qui. l’oltre si situa dentro. oltre l’oltre

è una superficie. dentro non ha misure. dentro non ha definizione. l’oltre è il luogo del disastro. è solo un’opportunità. l’opportunità di nuovi disastri

la rovina non è mai neutra

la mano è il libro di una carezza

non c’è niente che sia niente. non c’è dono più alto

parlami del vivo. qualcosa che sta fuori dalla parola dall’immagine dal silenzio dalla superficie

una volta che sei morto non muori più

solo lo spazio rimane bianco o l’archeologia della parola

 

Odessa, 21 gennaio 1958

                                   D.B.

 

p.s.

«Non trascorrere il tempo alla ricerca di un ostacolo. 

Forse non ce ne sono»

 

Kafka

 

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