Antonio Giordano

Quando raggiungo Antonio in piazza Portanova noto subito che ha portato con sé  alcuni cd e dvd che, mi spiegherà poi, rappresentano solo una parte della sua  carriera iniziata più di 45 anni fa. Ci dirigiamo quindi verso il mare e ci accomodiamo in un piccolo bar per iniziare la nostra conversazione. In passato mi è capitato di assistere a qualche concerto della Compagnia Daltrocanto ma questa è la prima volta che incontro Antonio che mostra subito un grande entusiasmo per l’invito a raccontare la sua storia.

Quando mi è capitato di vederti suonare ho sempre notato, a fine concerto, il grande rispetto che i musicisti della Compagnia ti riservano. Partiamo allora da quando hai iniziato per comprendere meglio il tuo percorso.

Se ricordo bene la mia prima chitarra l’ho comprata nel 1972, ero molto giovane. La passione per la musica è nata nel periodo del cantautorato e della musica popolare di protesta. All’epoca mi spostavo tra Roma e Pisa e cosi ho avuto modo di fare le prime esperienze anche attraverso il Circolo Ottobre e collaborare con alcuni musicisti come Giovanna Marini, Piero Nissim e Pino Masi che sono stati dei grandi punti di riferimento.

Nel 1978 invece creammo a Salerno il Folk Project con Giovanni Zinicola. Ci ritrovavamo a via delle Botteghelle dove si tenevano lezioni e laboratori legati in particolare alla tecnica chitarristica del fingerpicking. Giovanni è sempre stato una persona schiva ma ricca di talento e con una voce straordinaria.

Un’altra esperienza significativa  è stata quella del Collettivo Musica Due in cui si cominciavano a scrivere testi originali per portarli in giro ai vari Festival dell’Unità.

La Compagnia Daltrocanto invece è nata in collaborazione con un amico, Bruno Mauro. All’epoca Bruno si era appassionato al Bouzouki irlandese e cosi decidemmo di fondere esperienze e sonorità per far nascere un nuovo progetto. Con la Compagnia abbiamo fatto e facciamo tantissimi concerti. Una delle esperienze più importanti è stato il concerto dell’Epifania del 2011 trasmesso dalla Rai.

Mi sono occupato anche di organizzazione di eventi e festival. Ricordo con piacere le varie edizioni del  concerto del 1 maggio a Salerno e le feste della Musica nelle aree archeologiche della provincia. Per 14 anni inoltre ho collaborato alle edizioni di “Dialoghi mediterranei e di altri mari” che si sono tenute tra Ravello e Palinuro.

Il 2017 è stato un anno importante per la Compagnia Daltrocanto che ha realizzato un disco a cui hanno partecipato vari artisti, uno per ogni canzone pubblicata. Raccontami di questa esperienza.  

L’ultimo disco ci ha dato davvero molte soddisfazioni. Abbiamo coinvolto e lavorato con amici e artisti di varie provenienze che hanno avuto piacere a far parte del progetto. Tra i vari partecipanti ricordo Cisco Bellotti già voce dei Modena City Ramblers, Marino Severini dei Gang, Giuliano Gabriele, Roberto Billi, Santino Spinelli e Roberto Colella. Abbiamo composto pezzi originali (testi e musiche sono di Flavio Giordano e gli arrangiamenti di Bruno Mauro) e abbiamo chiesto ai vari artisti di interpretarli. In definitiva lo spirito della Compagnia è questo: creare legami e esperienze attraverso la musica. L’unica cover del disco è un pezzo di Pierangelo Bertoli che è stato cantato dal figlio Alberto.

Naturalmente oltre ad incidere i pezzi ci siamo anche ritrovati in alcune situazioni per suonare insieme dal vivo i pezzi che avevamo composto.

Per me la musica è fondamentalmente questo: uno strumento attraverso il quale proporre un impegno civile su temi sociali che sono particolarmente urgenti e toccano la vita di molte persone. Oggi c’è un grande dibattito intorno alla politica e su ciò che rappresenta ma, personalmente, ritengo che la musica, più di ogni altro canale comunicativo,  sia il modo migliore per arrivare alla gente.

Vorrei aggiungere che lo scorso anno, oltre alla pubblicazione del disco, c’è stato anche un altro evento molto importante. Attraverso una associazione di immigrati,  siamo stati invitati in America presso una  comunità italiana di Westbury, New York. Ci hanno ospitati un’intera  settimana durante la quale abbiamo suonato la nostra musica e partecipato ad incontri con la comunità locale. Per un gruppo come il nostro, che spesso fatica a far riconoscere il proprio valore dalle istituzioni locali, è stata davvero un’esperienza gratificante.

 

So che sei molto interessato agli strumenti tradizionali e in particolare alla zampogna che utilizzi anche nelle esibizioni dal vivo. Da dove nasce questa passione?

Bisogna considerare che intorno a Salerno, sia sul versante cilentano che su quello che confina con la provincia di Napoli, c’è sempre stata una grande tradizione legata all’utilizzo e soprattutto alla costruzione di uno strumento cosi particolare come la zampogna.  Questo aspetto mi ha portato ad interessarmi a tutto ciò che lo strumento rappresenta nelle varie tradizioni e col tempo sono diventato anche uno dei pochi possessori dei vari tipi di zampogna legato alle varie tradizioni di costruzione.

Lo studio di uno strumento tradizionale e tutto ciò che si crea intorno a questa dimensione cosi affascinante mi ha portato anche a realizzare una mostra delle varie tipologie di zampogna e un concerto tenutosi nella cappella palatina a Salerno.

Inoltre ho partecipato all’organizzazione di vari festival come “Nel vento del Sud” a marina di Vietri e Dragonea e il festival della zampogna e della ciaramella di Polla.

Un altro evento che ricordo con piacere è stato il recupero di una vecchia edicola votiva nel centro storico che era quasi del tutto scomparsa alla vista dei passanti. Anche per quell’occasione organizzammo un concerto con le zampogne.

Per quanto riguarda la nostra produzione in merito a questo strumento devo ricordare il disco “Seguendo la stella cometa…” che raccoglie una serie di musiche tradizionali suonate interamente con la zampogna   e il documentario Tessere Sonore realizzato dall’Associazione Daltrocanto con l’intento di realizzare testimonianze sui suonatori e costruttori di zampogna e ciaramella attivi nelle aree di Ricigliano, Polla e Colliano.

 

A cura di Mauro Leone

1 commento

  1. Grazie per questo bellissimo articoli e per l’attenzione che ci hai voluto dedicare.
    Di cuore.

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