Nico Plescia

Ci troviamo in una accogliente piazzetta del centro storico. Entrambi abbiamo appena finito di lavorare e cogliamo l’occasione per conoscerci meglio, rilassarci e bere una birra.  Alcuni amici mi hanno detto che sei una di quelle persone piene di passione che sono in grado di costruire relazioni e realizzare progetti invece di constatarne solo la mancanza. Questo aspetto, che mi interessa molto, ha stimolato la mia curiosità di conoscere meglio la tua storia e le attività di cui ti occupi. 

Iniziamo parlando delle tue origini e di come ti sei avvicinato all’ambiente musicale salernitano.

Non sono Salernitano D.O.C. e non è un mistero, anzi sottolineo sempre la cosa ma non per prendere le distanze dalla città, anzi, proprio perché adoro Salerno e mi piace far notare agli indigeni come siano stati fortunati a crescere in così tanta bellezza.

In realtà sono un mezzosangue Campano (da parte di madre) per cui trovarmi qui e poter testimoniare l’esistenza del Molise (da parte di padre) è stato del tutto naturale nel momento della scelta accademica.

Mi è sempre piaciuta la musica e suonare, ma è qui che ho trovato terreno fertile per coltivare al meglio questa passione, avendo da subito stretto amicizia con persone passionali. Stiamo parlando di metà anni ’90, si non sono più un ragazzino, e mi dispiace solo non aver vissuto qui nel “periodo d’oro” degli anni ’80 del quale sento spesso parlare, ma in fondo come cantava il buon Ferretti “il passato è afflosciato, il presente è un mercato”.

Ho iniziato tardissimo a suonare, quasi da autodidatta, grazie a quei tre accordi insegnatimi da mia sorella, per poi sentire l’esigenza di una band e dopo piccole esperienze ho deciso di fondare i Bidons. Nascevamo principalmente come party band di amici (insieme ad Albino, Pino, Elia e Gaetano) con ascolti similari ma diversi allo stesso tempo con un continuo ricambio di batteristi, ahimè da sempre croce e delizia di tutti i progetti anche successivi. Suonavamo principalmente alle feste proponendo cover tratte da Nuggets (bibbia del garage per chi non lo sapesse) e quando arrivò il primo ingaggio nel mitico Iroko eravamo alle stelle, un vero punto di arrivo, giusto per farti capire l’importanza di quel club nei primi anni del 2000. All’epoca gestiva il tutto Overlive e stringemmo amicizia eterna con i Valium devastandoci insieme ogni week end all’Alcool Cafè.

Quasi un decennio di live in giro per l’Italia, vari cambi di line up, due album (con la pisana Area Pirata) e prima di registrare il terzo l’abbandono… si sono stato un cattivello ma sai “quando soffia l’irrequieto vento del Nord” (cit.) senti il bisogno di altro, per cui lasciai la band per mettere su altri progetti, non ultimo quello dei djset in coppia con Luigi Sabino (Joe & Frank) sempre più improntato a diffondere il verbo del rock’n’roll scrivendo anche su riviste di settore e su un blog personale (IYEzine, Sottoterra, Swindle)… non che qualcuno me lo avesse chiesto eh!

Con Alfredo, Frizzy e Gabriele (Rupa Rupa) decidemmo di metter su una label (Chono Records) per produrre il primo 7” dei Nitroglycerine, band garage blues senza basso che strizza l’occhio a Detroit, e nel mentre giocavamo a fare i misteriosi con i Dead Flints, band punk uscita direttamente dalla saga Armonia di Pietragrigia scritto da Angelica.

Sempre in quel periodo fui contattato da Bruno e Roberto per un nuovo progetto garage e potevo mai dire di no? Ingaggiamo Gabriele e nascono The Superslots Terrible Smashers (un album e un Ep con Area Pirata) per continuare con i live fino a promuovere “4 Dummies”, fresco nato con lo zampino della Tongue Records.

A un certo punto hai deciso di fondare un’etichetta. Per quale motivo? Non ti bastava più la dimensione di musicista?

Col tempo cresceva l’esigenza di divulgare il verbo del RnR, in un momento di quasi totale assenza del genere a Salerno, a meno delle svariate tribute band che quotidianamente mi sforzo di comprendere ma che hanno distrutto la creatività e lobotomizzato l’utenza. Tuttavia evito di dilungarmi sulla questione ma era giusto citarne la negatività.

Ho deciso così di “mettermi in proprio” ma solo per avere totale controllo sulla promozione di un genere ben preciso, con le sue mille sfumature, e muovermi più agilmente. È la musica in cui credevo e credo ancora oggi, andava riscoperta e soprattutto avevo la personale esigenza di ascoltarla proprio a Salerno.

Per cui fondo la label e inizio a organizzare live con djset in vinile di contorno. Tra i tanti locali che hanno permesso questo è doveroso citare l’Avantgarde di Salerno (ad oggi purtroppo chiuso) che mi ha dato praticamente carta bianca e permesso di portare band come i Cut (Bologna), i Bradipos IV (Caserta), Terenzio Tacchini (Fano). Menzione particolare per il 30 Formiche di Roma che mi ha aperto un mondo e una serie di collaborazioni attivissime soprattutto con la Dead Music.

La risposta della gente, e non parlo solo degli amici, è stata incredibile … bastava davvero così poco, per così dire. La verità è che oggi siamo tutti pigri e nel mio caso anche non più giovani ma sensibilizzati a dovere ci incuriosiamo e ci muoviamo e questa è una certezza.

La lotta è sempre dura ma con un minimo di coesione tutto è possibile, per cui basta qualche birra in meno e posso dare una mano anche economica alle band nella produzione della loro musica inedita, allestire live mirati a far ballare e spegnere il cervello almeno per una sera, siamo già abbastanza assillati dalla triste realtà circostante, non ci va di pensare, puro divertimento, almeno nei week end.

La tua curiosità ti porta ad esplorare tutto ciò che accade nei dintorni anche perché, purtroppo, non sempre i luoghi che propongono musica resistono più di qualche anno.

La ricerca è continua e nel tempo ho co-prodotto band come Faz Waltz, The Sloks, Smoking Bones, Le Carogne e l’Ep Invasione Monobanda (tutti progetti fuori regione) per poi concentrarmi su band locali (oltre le mie) come The Showbiz e Gli Stragatti, il cui release party è vicinissimo grazie ai ragazzi di Periferica Konnection.

Salerno ormai vive quotidianamente la triste chiusura di locali che proponevano con tanta difficoltà dei live (vedi lo Yemaya di Gianfranca) a meno di qualche stoico costretto ad una programmazione fatta esclusivamente di cover e tribute band, quindi ci arrendiamo? Certo che no … migriamo verso l’entroterra dove alcuni coraggiosi ancora resistono, come il Freadom di Bellizzi gestito dalla rampante Michelle, il Tilt! Di Avellino e gli eventi di Revolver Concerti di Stefano. Poi ci sono i festival come il Disorder, ma manca ancora un festival di genere … ecco magari quello lo mettiamo nella wish list, per quanto una breve esperienza la facemmo con le Chono Nights in quel di Eboli.

Ho cercato di sintetizzarti la mia personale visione delle cose ma non mi va di dilungarmi oltre, piuttosto, organizziamo subito una bella serata live invece di stare qui a parlarne. Ho bisogno di operatività e del “lato sporco della musica di qualità”.

 

A cura di Mauro Leone

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