Deborah Napolitano

Cara Deborah, avevo provato a farti delle domande ma tu hai sconvolto i piani e questo mi fa molto piacere, perché è quello che deve fare un artista. Quindi lascio tutto cosi come è stato detto, cosi come ti sei raccontata…

Chi sono? Nessuno, ti giuro nessuno. Nessuno è sempre la risposta che preferisco. Ho cercato il modo di scomparire dietro le cose che faccio, poi ho capito che è inutile. Ho costruito maschere, molte, tante maschere per confondere, ma poi ho scoperto che ognuna diceva qualcosa di me e che non ho fatto altro che mettermi a nudo e svelarmi ingenuamente. Allora ho smesso di fare maschere e sono diventata Deborah, ho smesso di fare l’architetto e sono diventata un’artista. Mi sono arresa all’evidenza! Ho smesso di “fare” l’architetto perché io “sono” un architetto.

A me piace costruire, mi piace fare, mi piace mettere assieme le cose, vedere come possono diventare altro. Io non cucino, costruisco, i miei ingredienti non sono commestibili ma il fuoco li trasforma da “cose” ad “arte”, certo devi aggiungere un pensiero, un’idea, un significato, non importa se lo capiscono, meglio se non lo capiscono, e invece, cazzo, lo capiscono sempre! E tu rimani nuda e non sai se correre a nasconderti o dire, si ok, mi hai trovato!

In realtà è l’arte che mi ha trovato. Io in una Samarcanda chiamata Milano ci sono andata, a lavorare, dalle 9 alle 21 dietro ad un pc. Poi, rischi di impazzire, può scoppiarti il cuore! E allora “fanculo Milano io me ne torno a casa” ! Io devo costruire ! Mi devo sporcare sempre i vestiti buoni che non mi cambio mai quando lavoro, devo tagliare, segare, inchiodare, avvitare, incollare, saldare, pitturare, bruciare, plasmare, scolpire, smaltare… Io devo fare! La mia arte e materiale, è fisica, è ombra (le cose piatte non hanno ombra). Non condivido, non apprezzo, non comprendo l’immaterialità di molta arte contemporanea e forse questo mi esclude dalla contemporaneità stessa, ma chi se ne frega, sono sempre stata vecchia! Fin da giovane! Mi sono sempre sentita staccata, non conforme.

Sono tornata a casa e per prima cosa ho ritrovato il mio TEMPO; il tempo libero, libero dall’equazione costi/benefici, libera di non fare un cazzo! e di pensare, di creare, perché per creare ci vuole tempo e quel tempo nessuno te lo paga. No, non ci vuole tempo a fare, ci vuole tempo per pensare! Tutta la fatica, tutto lo sforzo, sta nel pensare, nel decidere, nel non far nulla in attesa che l’idea ti sbatta dolorosamente sul naso.

Poi, fare, è divertente, è la parte bella, gratificante, quella che ti stanchi e allora dormi bene, soddisfatta e stanca. Perché quando l’idea non viene è difficile dormire. La lentezza, io sono lenta, è fondamentale. La lentezza è un elastico che tiri, tiri, tiri, tiri ancora e poi si spezza! Eccola la’ l’IDEA, tre giorni prima della consegna, e allora: cazzo come è tardi! Corri, muoviti, fai in fretta che non c’è più tempo! E allora rimpiangi di essere cresciuta a Salerno, piccolo paesino in provincia di Vietri sul Mare, dove se vuoi scolpire o plasmare ti ficcano in mano un pezzo di terra umida, l’argilla. E la ceramica è lenta, maledettamente lenta, e non ci provare a darle fretta, perché ti fotte. Se tu la stressi e vai di fretta lei si rompe! E quindi a Salerno, provincia di Vietri, se vuoi fare scultura lavori la ceramica e allora ti chiamano ceramista (a volte rimpiango di non essere nata a Carrara) e allora, a Salerno, provincia di Vietri, gli altri ceramisti, perché qui artista e ceramista  spesso coincidono, ti guardano con sospetto e li senti sussurrare: ma questa chi è? da dove arriva? Da Samarcanda! vorrei rispondere io.

Poi, poco alla volta, mostra dopo mostra, si abituano, si rassegnano, allora imparano il tuo nome e da “quella alta” diventi “Deborah”, qualcuno ti saluta finanche, qualcuno più coraggioso (perché alta e vestita di nero e fondamentalmente timida, fai pure un po’ paura) osa persino conversare e chiedere di te. Allora questo qualcuno si sorprende che fai ridere, parli in dialetto e dici le parolacce e un poco alla volta fai parte del gruppo e magari in qualche gruppo ci finisci anche ma poi a Salerno, provincia di Vietri, è meglio se cammini da solo. Fare gruppo non è per me, non sono capace di guardarmi le spalle e sono troppo alta per vedere i colpi bassi prima che arrivino.

Quindi, quando i ceramisti/artisti di Salerno hanno imparato il mio nome e hanno imparato a salutare (non tutti, qualcuno ancora resiste) a questo punto dunque arriva l’America! E con l’America una grande scoperta: il ferro! In America ho scoperto il ferro. Un mese esaltante tra scintille e rumore e puzza di ferro, con la faccia annerita dal fumo delle saldature in una fabbrica abbandonata; uno spazio vuoto ed affascinante trasformato in un laboratorio d’arte dove sono diventata amica del ferro ed ho imparato a conoscerlo e a lavorarlo e sono persino riuscita a conservare le mie dieci dita intatte.

Una America di provincia da cui New York è lontana quasi quanto da qui pur essendo a tre ore di macchina, una America in cui abbiamo trovato quella metà dell’Italia che dall’Italia è scappata e che ha ricreato lì una specie di copia conforme ferma nel tempo e ferma in un amore per la terra madre che qui da noi abbiamo invece trasformato in una dis-affezione che rasenta la vergogna. Ed io gliel’ho detto: Cari amici italo-americani, mi commuove il vostro amore per l’Italia, perché io invece, questa Italia, non l’amo affatto. Che poi non è vero, io l’Italia l’amo, ma me ne vergogno, come un figlio che ti delude, lo ami anche di più, ma ti fa soffrire, come mi fa soffrire Salerno, provincia di Vietri, provincia, provincia di tutto, Salerno provinciale. Salerno palude, Salerno un po’ palude un po’ oasi, un’oasi che ti nutre ma ti fa prigioniero e se tenti di uscire rischi di crepare abbrustolito dal sole.

https://www.facebook.com/dienneceramica/

 

A cura di Mauro Leone

7 commenti

  1. bravissima artista in tutto… anche le sue parole sono poesia.
    Beautiful!

  2. Deborah, anche solo guardandoti s’ intuisce la tua bravura, le tue capacità, la tua forza, la tua capacita estetica, la tua simpatia, insofferenza e timidezza ( che forse è riservatezza ). Sii sempre così ed ancora più pazza!

  3. Cara Deborah, sei arte in tutto ciò che pensi. Trasudi creatività già in quel passo largo, dalla falcata ampia. Ho il piacere di collaborare con te in progetti musicali e respiro quel tuo essere timida e sfrontata allo stesso modo, perchè sei arte, pura… Leggendo questa intervista me ne sono convinto ancora di piú.
    Ago

  4. Io sono di parte, non potrebbe essere diversamente, ma sono orgogliosa di te.
    Ti ho lasciata andare, con un dolore immenso, poi sei tornata… più libera, ma ancora non pienamente consapevole delle tue potenzialità!
    Vola, non fermarti, il cielo, per te non è irraggiungibile!!!

  5. Deborah è unica, architetto, designer dal cucchiaino alla città, ceramista, scultrice, cantante in un gruppo, a very gifted girl indeed, è nata così e non si può fare altro che ammirarla. Non fermarti, il mondo sarebbe troppo piccolo per te!

  6. Questa testimonianza è come un dipinto iperrealista, splendido, un disegno perfetto che descrive la realtà, io mi ci ritrovo. Deborah continua ad essere ciò che sei: grande!!!

  7. Siempre adelante grande (alta?!?) Deborah! … Ho ammirato le tue opere prima di incontrare te, sono belle e ti corrispondono…poi “Salerno provincia di Vietri“ è fantastica, la dice tutta! Quando divento grande ti compro un’opera, promesso!

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