Chiara Scarpone

“Te posso chiedere ‘na cosa?”. Era questa l’espressione che mi ripetevi spesso quando sei stata a Salerno per un tuo concerto. Difficile dimenticare quella frase e soprattutto lo sguardo curioso e la simpatia che l’accompagnavano e che hai trasmesso a tutti quelli che ti hanno conosciuta. Da allora siamo anche riusciti a vederci una seconda volta, ma soprattutto sono cambiate un po’ di cose nella tua vita. Quindi, a questo punto, ti inviterei a metterti comoda perché adesso te le chiedo io due o tre cose!

Cominciamo da molto lontano. Dove sei cresciuta e come ti sei avvicinata alla cultura e alla musica popolare? 

Io sono nata e cresciuta a Termoli (Molise) da una famiglia di termolesi che non si è praticamente mai spostata dal paese natale. Dico questo perché penso che il mio interesse nei confronti della cultura popolare sia sicuramente nato da alcuni valori legati al territorio, all’identità e alla tradizione che la mia famiglia mi ha ovviamente trasmesso. Ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna terminando il mio percorso di studi a Foggia (Puglia) sviluppando delle opere figurative che prendevano ispirazione da racconti e detti popolari che avevo registrato direttamente dalla voce di mia nonna. Tutto il mio percorso legato alla pittura e all’illustrazione ha sempre preso spunto da temi popolari, allora come adesso. Il disegno mi ha sempre accompagnata da quando ero bambina così come anche il canto e l’ascolto di tantissima musica, ma solo in un secondo momento ho cominciato a suonare la chitarra e ad avere dei progetti musicali.

In effetti il percorso grazie al quale mi sono avvicinata alla musica popolare è sicuramente più largo e sfaccettato. Sono passata dal post punk per arrivare alla tarantella… Il mio background musicale si è formato nelle cuffie del walkman (mentre disegnavo) ascoltando The Cure, Siouxie and the Banshees, Iggy Pop, NOFX, Hole, The Resident, The Smiths, David Bowie, Voodoo Glow Skulls, the Sugarcubes, CCCP, Devo, Captain Beefheart, the White Stripes e tanti altri gruppi fantastici che mi hanno sicuramente aiutato a sopportare i noiosissimi e gelatinosi pomeriggi termolesi assieme agli amici di una vita che come me trovavano rifugio nella musica. Poi un giorno ho scoperto The Birthday Party e Nick Cave.

Ho comprato “Kicking against the Pricks” e su quell’album c’era una cover di John Lee Hooker .

Ed è stato così che ho incontrato il BLUES.

La prima volta che ascoltavo della musica popolare.

Ma per cominciare ad ascoltare, suonare e ricercare musica popolare italiana c’è voluto un viaggio a Berlino. È stata in questa freddissima e bellissima metropoli che ho cominciato a cantare e suonare per strada con un chitarrista argentino. Con lui ho scoperto il Sud America e la cultura di quei paesi. Dopo un mese sapevo parlare spagnolo e conoscevo Violeta Parra, Atahualpa Yupanqui, Soledad Bravo, Chavela Vargas,  Victor Jara, la baguala , la cueca, la cumbia que me pone loca. Ero a Berlino, cantavo questa musica e mi facevo ispirare dalla poesia dei testi per le mie illustrazioni, ma non sapevo nulla della musica popolare Italiana, cosi sono tornata in Italia ed ho contattato una ragazza che avevo sentito cantare ad una sagra in un paesino. Era minuscola ma aveva una voce acuta e possente. Quella ragazza era Cinzia Minotti fondatrice (assieme a Giuseppe Ponzo) degli Alberi Sonori. Ci siamo accorti che, pur percorrendo ‘tratturi’ diversi, eravamo arrivati allo stesso grande incrocio. A loro due devo gran parte di quello che conosco sulla musica popolare italiana. Gli Alberi Sonori sono un progetto musicale e di vita che attualmente ci ha portato a vivere in Francia.

Parlami delle esperienze che hai fatto, dei viaggi e degli incontri importanti della tua vita. 

Io non penso di aver viaggiato abbastanza nella mia vita, ma i luoghi e le città in cui sono stata hanno lasciato la loro traccia. Termoli l’adolescenza, il walkman a pile, il primo amore e gli amici più cari. Berlino che è stato l’inizio del percorso che mi ha portata fino a qui, adesso c’è Tolosa ma nel mezzo c’è stata Bologna. Ho passato quasi otto anni a Bologna, tre la prima volta e poi dal 5 Settembre 2012 al 10 Giugno 2017. Bologna è stata un crocevia di amici indimenticabili, INDIMENTICABILI davvero, ho incontrato persone che mi hanno affascinato e incuriosito e me le ricordo tutte, alcune in maniera più speciale. È stata importante perché ho conosciuto Simona Boni del Trio Tsasali, lei mi ha fatto rendere conto che lì stavo perdendo un sacco di tempo e mi ha fatto venire voglia di andare via. Ora viviamo assieme a Tolosa.

Ma di tutto il tempo passato a Bologna quello che mi ha sicuramente influenzato di più, sono stati gli ultimi tre mesi  di residenza artistica passati al Checkpoint Charly. Il Charly è un laboratorio artistico dove confluiscono le  esperienze ed i vissuti di differenti artisti, uniti dalla necessità di uno spazio comune che prende forma in un ex magazzino di abiti nel cuore della Bolognina, popolarissimo quartiere bolognese. In quei tre mesi sono successe un’infinità di cose tra cui un’alluvione, una rissa, la pasquetta e poi ho vomitato! Nel frattempo facevo i panini da Accà Vineria, nel centro di Bologna e mi divertivo da matti.

Ma l’esperienza lavorativa al Charly è stata fantastica ed inaspettata. Ho realizzato un lavoro dedicato a Violeta Parra lungo quasi 7 metri utilizzando la tecnica dello scratchboard.

https://www.youtube.com/watch?v=fAQzTlnqcB0

Al principio della residenza il tema doveva essere un altro, ma le cose sono cambiate quando al Charly ho conosciuto i ragazzi di Edicola Ediciones, casa editrice che lavora e pubblica tra Cile e Italia. Proprio quell’anno era il centenario della nascita di Violeta Parra.

Successivamente ho accompagnato i ragazzi di Edicola Ediciones,  interpretando alcune canzoni del  repertorio di Violeta Parra durante il tour di presentazione della novella grafica “Gli anni di Allende”di  Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta.

Tutta l’esperienza lavorativa che ho accumulato è sicuramente importante, ma non tanto quanto i legami affettivi che ho sviluppato con le persone con le quali ho avuto la fortuna di collaborare. Il Charly è stato fondamentale per me, le relazioni sono la base del mio lavoro.

Vorrei segnalare un’altra importantissima realtà che vive a Bologna con la quale ho avuto la fortuna di collaborare per una mostra personale, le ragazze di Artierranti. Ed alla fine anche in questo caso l’amicizia è diventata più importante del lavoro.

Chiudiamo con l’ultima tappa del viaggio (almeno fino ad ora): il trasferimento in Francia. Cosa speri di trovare e di realizzare? 

Preferisco parlare direttamente del “nostro” espatrio, visto che i tre principali membri degli Alberi Sonori hanno deciso di comune accordo di spostarsi a vivere in Francia.

Questo perché in Italia la nostra professione non è riconosciuta, non abbiamo nessun tipo di tutela, non ci sono leggi adeguate per la nostra situazione di lavoro che non rientra negli schemi di un lavoro fisso.

E poi in Italia quando dici: “Io ho un progetto musicale e sono una pittrice e illustratrice” la reazione è “Si, ma di lavoro che fai?! Perché non entri nell’insegnamento così ti fai tre mesi di ferie?”

Allora ti fai le valigie e te ne vai, come fanno tutti quelli che lasciano un posto spinti dal disagio in cerca di una condizione migliore. Siamo tutti uguali, siamo tutti in viaggio.

Non esiste la terra dei balocchi, ma la Francia ci sta sicuramente offrendo una situazione professionale differente. E soprattutto nessuno ti chiede “Sì, ma che lavoro fai?!”

Comunque a parte la necessità lavorativa io adoro viaggiare, prendere la metro, prendere l’aereo, ascoltare la città di notte, ascoltare lingue e accenti differenti, guardare le luci e le scritte sui muri, i colori della pelle, i vestiti brutti, le persone che camminano e parlano… e a  parte le difficoltà del quotidiano questo è quello che più apprezzo quando mi sposto dalla mia terra di origine e sono contenta che il mio lavoro mi dia la possibilità di farlo. Per me è fondamentale stare lontana dal Molise, forse da lontano riesco ad apprezzarlo un po’ di più.

Non so cosa spero di trovare e cosa spero di realizzare ma so solo cosa spero di non perdere: le persone che amo, perché senza di loro la vita sarebbe noiosa, troppo lunga e abbastanza spiacevole come quando fuori diluvia e ti rubano l’ombrello all’entrata del negozio e pensi “e mò che cazzo faccio?!”,  ecco tipo così.

http://www.alberisonori.it

https://chiarascarpone.jimdo.com/

 

A cura di Mauro Leone

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