Tony Borlotti

Da un po’ di tempo mi capita di assistere con più frequenza ai concerti di Tony Borlotti e i suoi Flauers. Ricordo però che in passato, quando iniziai a suonare in una cover band, il tuo gruppo si caratterizzava già, oltre che per la tua forte presenza scenica, per lo stile musicale e per la cura dell’immagine. Oggi mi piacerebbe chiederti qualcosa riguardo l’ambiente musicale locale ma prima di tutto vorrei parlare di te: mi è capitato di sentire anche da altri amici che spesso è difficile distinguere il Tony che si esibisce sul palco da quello che si può incontrare in giro per la città.

Insomma chi è Tony e come è nato un progetto che si richiama al Beat italiano anni ’60?

Immagino che sia scontato rispondere che si tratta della stessa persona, ma è semplicemente così. Quando mi esibisco sul palco sicuramente  lascio emergere soprattutto l’aspetto istrionico comunicativo, mentre fuori sono più riservato, ma sempre socievole spero. Tony è un uomo di quasi 53 anni che solo recentemente ha trovato modo di seguire pienamente alcune passioncelle, come quella della musica e cultura dei ’60 con particolare approfondimento per quella italiana.

Il complesso Tony Borlotti e i suoi Flauers invece è la congiunzione tra la mia passione per il Beat italiano e la scena musicale salernitana di metà anni ’90, che aveva dei fermenti visibili tra generazioni di musicisti rock e attività sociali  come le occupazioni e i centri sociali . All’epoca c’era la possibilità di suonare un po’ ovunque con la propria idea e con il proprio repertorio, c’era spazio insomma, e io che già cantavo in un gruppo che si chiamava i Fuorni (chi li ricorda?) decisi di implementare l’attività fondando anche a Salerno un nuovo complesso di Beat italiano sulla scia di band come Avvoltoi e Barbieri che avevano avviato già dalla seconda metà degli anni ’80 uno splendido discorso sul recupero del Beat italiano.

La scena musicale a Salerno, dal mio punto di vista, è stata caratterizzata negli anni da fasi alterne in cui, al di là di una proposta di puro intrattenimento sempre ben radicata, si sono avuti momenti in cui era più forte la necessità di giovani e meno giovani di esprimere la propria creatività artistica. Dipende forse dal fatto che in un ambiente spesso refrattario alle proposte originali un musicista rinuncia facilmente a investire nella propria musica per andare incontro al gusto del pubblico?Qual è la tua opinione a riguardo?  

Il tuo punto di vista penso sia giusto in generale dappertutto, ma limitatamente alla scena rock che è quella che conosco meglio, credo che a Salerno oggi (come in altri parti d’Italia) sia prevalente solo la voglia di seguire i gusti del pubblico attraverso la mediocrità delle tribute band. Queste ultime in particolare seguono i desideri di un pubblico che un tempo era quello delle serate Karaoke , oggi sparito, ed è questo che determina la proliferazione assurda di tributi con proposte della spazzatura pop Italiana che vengono spacciate per musica rock e che invece sarebbero state considerate scelte squalificanti solo qualche anno fa. Inizialmente pensavo che questa tendenza avrebbe potuto sortire un qualche effetto positivo sulla voglia più generale di musica dal vivo nei locali ma non è stato così, anzi oggi chi non si presenta con un tributo o addirittura porta un repertorio proprio nei pub viene visto come un fuori moda, un marziano.

I migliori musicisti della scena si sono adattati per esigenze di cassa e visibilità, quasi tutti nelle tribute, e come risultato abbiamo ragazzi che mettono su una band con il sogno di fare magari il tributo dei Modà (!!!). Il risultato è che oggi il rock a Salerno praticamente non esiste, tranne che per l’attività di pochi carbonari come ad esempio Nico della Tongue Records e i suoi complessi.  Attualmente l’unica scena musicale che sembra avere un qualche fermento tra i giovani è quella della Trap .

Quali sono state le esperienze e i concerti più importanti della tua band e quali sono i progetti in cui attualmente sei coinvolto sia personalmente che con il gruppo? State anche lavorando a un nuovo disco?

Il primo live tutto nostro al Fabula lo ricordo ancora. Live che arrivò dopo più di un anno di tentativi per trovare le persone e mettere su il complesso. Ricordo che curai personalmente la scenografia mettendo sul palco addirittura una Vespa originale del 1966, non so bene come suonammo, ma ricordo benissimo che,  sia per la stanchezza che per l’emozione, arrivai stremato alla fine. Poi ricordo la prima al festival beat nel 1998,  quella a villa Rufolo a  Ravello, le prime al Micca Club di Roma, con grande piacere una serata in un club a Valencia e molto emozionante la messa beat in chiesa per il festival beat di Salsomaggiore. Inoltre l’uscita del nostro primo singolo “Inno dei Flauers” un ep a 45 giri proprio come i primi complessi Beat. Ora stiamo lavorano alla realizzazione di un nuovo LP, forse l’ultimo per noi, una dozzina di nuove canzoni tutte originali che potrebbe uscire nei primi mesi del 2019.

http://www.tonyborlottieisuoiflauers.it/

https://www.facebook.com/tony.flauers/

 

A cura di Mauro Leone

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