Fabiano Farina

Non capita tutti i giorni di incontrare una persona un pò più giovane di te che immediatamente mostra disponibilità e interesse nel creare collaborazione e dialogo. Con te è accaduto esattamente cosi… sarà stata la curiosità di entrambi di conoscere esperienze diverse, l’entusiasmo che condividiamo nel realizzare qualcosa con la prospettiva di dargli continuità ma anche le buone paroline di persone a noi care che ci hanno simpaticamente fatto avvicinare. Credo che la premessa possa finire qui. Andiamo al sodo.

Lavori nell’ambito della comunicazione e negli ultimi anni ti sei occupato, anche in collaborazione con altre persone, dell’organizzazione di eventi. Parlami delle esperienze in cui sei stato coinvolto e di quali sono oggi a Salerno le realtà più significative per quanto riguarda l’organizzazione e la diffusione di eventi culturali.

Gli eventi, in particolare quelli musicali, sono sempre stati la mia passione. È quasi uno studio sociologico e comportamentale: mi ritrovo sempre a pensare a chissà come reagirebbero i salernitani se venisse a suonare in città questo o quell’artista; se è più efficace comunicare un concerto con un tono invece che con un altro; se è necessario talvolta inserire delle attività collaterali al concerto, come un talk, un DJ set o un mercatino per rendere tutta l’esperienza più interessante e coinvolgente. Ho assistito (e a volte partecipato all’organizzazione, sigh!) ad alcuni eventi imbarazzanti dal punto di vista artistico, ma molto molto molto partecipati. E ho assistito/organizzato concerti che ritenevo di forte impatto e che, però, non hanno ottenuto il pubblico che meritavano.

È una scienza strana. Dipende anche dalla faccia dell’organizzatore e dalle sue conoscenze, soprattutto in una città piccola e sempre più abbandonata come Salerno. Quello che sto imparando a capire è che Salerno non ammette errori, né di tono né di carattere tecnico: una buona idea realizzata male ti marchierà a vita. E soprattutto sto imparando che Salerno ama la novità, ama l’homo novus che porta freschezza culturale. Lo ama fin quando non commette, come natura desidera, il primo irrimediabile errore.

Sono ancora tante le cose che devo imparare della nostra città. Lasciando da parte per un attimo le filosofie e le teorie, mi appare chiara una fotografia di Salerno molto degradata: i ragazzi scappano verso mete universitarie migliori, mentre gli studenti di Fisciano non hanno neanche un autobus per farsi un giro in città; la vocazione familiare cui aspirano i nostri politici per Salerno spesso viene confusa con la proposta di eventi irrilevanti, vuoti, qualunquistici e arretrati (vedi la Notte Bianca); stiamo assistendo all’epoca e all’isteria del food & beverage, per cui le attività commerciali e ristorative (giustamente) vivono la produzione di un evento più come un costo fastidioso che come un valore aggiunto; si aggiunge al quadro la mancanza totale di parcheggi per le auto, che non fa altro che isolare sempre di più la città dal resto della provincia.

In tutto ciò, le realtà organizzative che sopravvivono e che creano attenzione attorno a sé sono sempre quelle più coerenti con se stesse e che danno la giusta continuità senza mai arrendersi. Fra queste segnalo le mie preferite: il Festival Disorder, il Foodstock, il festival HMP. Cos’hanno in comune fra loro questi eventi? Le location rigorosamente fuori dalle mura di Salerno. Un vero peccato.

Un paio di anni fa, con altri amici, avete creato un’associazione denominata “Soluzione”. Di cosa si trattava e cosa conservi di quell’esperienza?

“Soluzione” non è stato altro che un gioco con cui abbiamo giocato spesso, che ci ha dato soddisfazioni, che non ci ha (quasi) mai fatto rimettere denaro e che abbiamo vissuto come una cattedrale nel deserto.

L’idea di fondo era: non c’è un luogo dove ascoltare la nostra musica? Ok, ce lo apriamo da soli.

È stato molto bello far esibire in uno spazio così piccolo grandi artisti. Dalla nuova scena cantautorale napoletana (si sono esibiti da noi Ciccio Di Bella, Andrea Tartaglia, Gnut, Maldestro, Sollo, Dario Sansone dei Foja) alla scena internazionale, con i live di Jochen Arbeit degli Einstürzende Neubauten e di Christoph Hahn degli Swans.

Credo, inoltre, che al Soluzione Club abbiano suonato quasi tutti i DJ salernitani. Abbiamo ospitato la scena reggae, la scena soul, la scena tropicale, la scena disco, dark, indie, eccetera eccetera. E non abbiamo mai avuto richiami dai vicini o problemi con l’ordine pubblico.

Poi ovviamente abbiamo farcito il Club di giochi (calcetto, freccette, videogame vintage, dama, scacchi, carte napoletane, ecc.) e quindi ogni sera avevamo sempre qualcosa di meglio e di stimolante da fare, piuttosto che bere alcolici o perdere tempo.

Adesso il Club è gestito da ragazzi molto più piccoli di noi fondatori. Ascoltano altri tipi di musica (trap su tutti) e hanno altri interessi. Questa nuova condizione la vivo con soddisfazione perché in fin dei conti le associazioni vengono create per farle passare di mano, per farle mutare e per farle continuare a vivere con formule diverse e nuova linfa.

Fai parte di quelle persone che amano esplorare varie modalità espressive. Qualche anno fa hai pubblicato anche un libro dal titolo “Gioventù sonica”. Sono curioso di sapere qual è stato il tuo approccio alla scrittura e di cosa parla il libro.

È dal liceo che scrivo. Mi è sempre piaciuto ritagliare uno spazio per i pensieri, per ordinarli e metterli su carta. Forse perché quando parlo tendo a non scandire bene le parole e quindi almeno so che con un testo scritto posso farmi capire meglio. Ma non è sempre scontato.

“Gioventù Sonica” l’ho pubblicato ormai sei anni fa. Parla di un gruppo di ragazzi che attanagliati dalla noia di Salerno si ritrovano a compiere atti forti. Ovviamente è una descrizione riduttiva, c’è tanto altro in questo piccolo romanzo a cui sono molto affezionato, soprattutto per via della copertina realizzata dal collettivo Satoboy. Ne stampai sole 300 copie, tutte vendute. Ne conservo a casa un paio e ogni tanto le sfoglio per ricordarmi quella bella sensazione di fresca pubblicazione. Tuttavia, per chi fosse proprio interessato, è possibile scaricare gratuitamente il pdf del libro dal sito http://gioventusonica.wordpress.com

Oggi scrivo pubblicità. Non solo slogan, storyboard o body copy. Alla mia agenzia, Verve Adv (in onore ai Verve di Richard Ashcroft e alla verve intesa come unico enzima morale in grado di generare un vero cambiamento nella società) viene richiesto molto lavoro di copywriting in ambito web. Sembra noioso ma non lo è. Anche questa attività, come la produzione di un evento, si traduce in una continua lotta e ricerca sui comportamenti. Ecco, alla fine è tutto collegato.

 

A cura di Mauro Leone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *