Jonathan Gottesmann e Mela Boev

Qualche tempo fa il nostro comune amico Fabio Di Donna, mostrandomi il trailer di “Diva senza tempo”,  esclamò divertito “Questo è davvero un pazzo”! Aggiunse poi che avevate girato alcune scene in un rione storico di Salerno chiedendo agli stessi abitanti di partecipare alle riprese. Ecco come vi ho conosciuti, almeno artisticamente, senza tuttavia esserci ancora incontrati realmente. Leggendo qualche notizia ho inoltre scoperto quali sono state le vostre parallele esperienze artistiche fino a quando avete cominciato a collaborare. Iniziamo quindi dal momento in cui vi siete conosciuti.

Dove vi siete incontrati e quando avete iniziato a fare cinema?

Mela: Ci siamo incontrati per caso a Tel Aviv, nel 2014 credo.

Jonathan: Ci siamo incontrati a una mostra d’arte  a Tel Aviv. Per lo più ero concentrato sul buffet e i vini.

M: Io a quel tempo ero in residenza artistica alla Umm el Fahem Gallery, per creare una Maschera dedicata alla città’ araba. Accompagnavo il direttore e artista, il fantastico Mr. Said Abu Shakra. Poi ho visto questo tipo strano…

J: Mela ha fatto la prima mossa. Le ho dato una sigaretta arrotolata, mi ha dato una banana. Pochi mesi dopo ci siamo sposati.

M: Non avevo mai fatto cinema prima di allora, ho sempre amato raccontare in costellazioni: una maschera, una colonna sonora, serie di racconti, mappe segrete, performances, il tutto in scatole con nome, come quando si è bambini. Incontrare Jonathan ha segnato per me una svolta perché il cinema fa l’opposto, crea un oggetto completo. Prima consideravo questa completezza una limitazione.

J: Ho iniziato a fare film pochi anni prima che ci incontrassimo. Erano un pò più brevi (“Diva senza Tempo” https://youtu.be/Jh86VsPpl_I è un lungometraggio come quello in lavorazione: “Crema Caserta-Il Film”)  ma sempre con l’ambizione di una feature. Quando ho mostrato a Mela i miei primi due film, era terrorizzata. Pensava che fossero orribili.

M: Non avevo mai visto nulla di simile in vita mia…”com’è possibile?” mi chiedevo.

J: Lo ammetto, sono rozzi, irritanti e possono essere quasi fastidiosi. L’ho sempre trovato un complimento, in un certo senso.

M : Con Jonathan abbiamo  trovato un modo di lavorare insieme che ci permette di mantenere sempre aperta una zona di mistero.

J: Stavo già pensando di realizzare il terzo film. Sin dall’inizio ho pensato fosse ovvio che Mela fosse il partner per questa avventura.

Qual è il vostro approccio al lavoro? Come affrontate le diverse fasi della realizzazione di un film e cosa avete prodotto finora?

M: il soggetto nasce da cose che ci accendono perchè inaspettate anche per noi. Ci fidiamo delle intuizioni quando sembrano assurde.

J: Quando avvio un progetto, procedo dalla fine all’inizio. Ho fantasie su un soggetto, o un’idea, e poi schizzi sparsi, personaggi e piccole storie. Ma costruire il tutto come una storia completa, nel ritmo o nell’ordine giusto, è sempre stato uno dei miei punti deboli. Il mio modo di lavorare è ispirato a collage e patchwork. Mela ha la capacità di costruire storie senza saltare alcun dettaglio.

M: Si  in genere ho facilità ad organizzare una serie di evoluzioni e connessioni.

J: Io invece sono più interessato agli inserti brevi e alle piccole parti. Questo è ciò che crea un equilibrio presumo.

M: Lavoriamo insieme alla bozza della sceneggiatura e poi io riordino il tutto in forma di strumento di produzione, tenendo sempre a mente che poi lavoreremo trasformando la realtà in cui ci caleremo come si fa con un ready-made.

J:  Lavorare insieme è un vero divertimento. Ti aiuta a capire che non sei l’unico pazzo in città.

M: E sia in “Diva senza Tempo” che in “Crema Caserta-Il film” siamo andati a cercare altri pazzi come noi. Nel primo film  abbiamo costruito il viaggio in base alla sceneggiatura, poi a volte guardando la mappa o incontrando i personaggi creavamo nuovo materiale narrativo. I rischi sono sempre enormi ed eccitanti, perché finora abbiamo sempre lavorato a budget zero.

 

Parlatemi del film che state realizzando. Vi proponete finalità particolari, ci saranno collaborazioni?

M: Nessuna finalità.

J: Non abbiamo alcuna agenda, ci piace sentirci liberi, indipendenti.

M: “Crema Caserta- il Film”  ( in lavorazione) e’ un lungometraggio  nato ancora da una piccola ossessione  musicale…

J: Volevamo lavorare fin da subito con Tony Borlotti e i suoi Flauers.  Tony e’ un grande professionista,  a volte era persino difficile dire se il vero Tony e il personaggio di Tony nel film si scambiassero posizione. Non potremmo dirlo. Oltre a Tony abbiamo collaborato con il videografo Fabio di Donna, sempre di Salerno. Fu lui stesso ad introdurci a Tony mentre giravamo “Diva”. Fabio ci ha assistito in diverse scene  più complicate. Lavoravamo insieme come una squadra,  e abbiamo cercato un dialogo tra diversi modi di vedere.

M: “Crema Caserta” è stato girato con le stesse modalità di “Diva senza Tempo”: sfidare la realtà con una storia.  Ma anziché on the road, lo si può definire un film in the village: abbiamo potuto girare tutto il materiale grazie all’ospitalità e al supporto di FATELAB, un progetto che coniuga arte partecipata, territorio e cinema. Hanno creduto in noi immagino sulla base di un comune denominatore: la totale follia.

J: Senza entrare nei dettagli della trama, c’è solo una cosa che posso dire: non potevamo fare questo film senza la partecipazione di queste persone straordinarie di San Potito Sannitico

M: I suoi abitanti hanno collaborato non solo come indispensabile materiale attoriale, ma anche nella soluzione di problemi tecnici, a volte insormontabili senza l’aiuto di un budget. Noi d’altra parte abbiamo creato una città immaginaria,  Caserta,  che in realtà è il piccolo villaggio di San Potito Sannitico visto dagli occhi di due alieni.

J: Questo film non è dedicato a loro, o su di loro. Questo nuovo film è “loro”. Noi, come registi, stavamo solo passando di là.

https://www.facebook.com/cremacaserta/

 

A cura di Mauro Leone

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