Simona Boni

Nel marzo del 2016 ho invitato te, Anouk e Karine a Salerno per farvi presentare il vostro spettacolo in due locali della provincia particolarmente attivi nella promozione di musica, arte e cultura. Credo ti faccia piacere sapere che in molti conservano un bellissimo ricordo di quelle serate. In quell’occasione abbiamo avuto la possibilità di conoscerci meglio creando un legame che in questi anni è diventata una bella amicizia. Tra l’altro non ho dimenticato i tuoi ripetuti inviti a farvi visita dove è nato il progetto di cui parleremo. Iniziamo allora proprio dalla tua attività che si svolge prevalentemente in Francia e che mi porta a chiederti una serie di cose legate alla tua vita e alla tua arte.

Parlami innanzitutto della scelta di lasciare l’Italia e trasferirti a Tolosa, dell’ambiente che hai trovato e della nascita del Trio.

Per andare dritti al dunque… ho lasciato l’Emilia e quindi l’Italia, perché lì vivevo una vita che non era la mia. Una vita che avevo costruito io stessa ma che era troppo legata a credenze, valori o chiamiamole pure superstizioni culturali e familiari che ti incollano addosso un’armatura  sotto la quale, dopo diversi strati, c’ero io.

Nonostante ciò, in questa vita passata, mi sono nutrita di relazioni e incontri che sono stati fondamentali per contribuire a quella che sono oggi. Persone, luoghi, libri, canzoni, odori che hanno alimentato la parte più autentica di me e che sono presenti ancora oggi e lo saranno sempre.

Perché Tolosa? la risposta più ovvia…. ero innamorata. Una bella storia tra due giovani insicuri e pieni di paure che si ritrovano per sostenersi e prendersi cura delle proprie ferite affinché queste diventino fiori. La storia ha avuto fine, lui è ormai un caro amico, e “i miei fiori” ora sanno essere rigogliosi anche nella solitudine.

In questa “fuga” a Tolosa il primo grande incontro che ho fatto è stato con me stessa. Mi sono ritrovata sola con le mie paure, i miei limiti e tutta quell’armatura che mi ero portata dietro e che pesava enormemente. Ero sulla strada giusta per poterne uscire ma c’era bisogno di tempo. Insomma ho scoperto che la vita in sé richiede dedizione, umiltà e infinita pazienza.

Ho amato Tolosa da subito, ho sentito una forte energia, un fermento artistico e una bella mescolanza di culture. Ogni giorno potevo uscire e scoprire qualcosa di nuovo, ascoltavo lingue che non erano le mie e questo sentirmi straniera mi riempiva di entusiasmo e  stimolava la mia sete di curiosità.

Gli incontri che ho fatto sono stati molto importanti per me. La maggior parte del tempo ero sola e, nonostante oggi sia una condizione che mi è necessaria come l’ossigeno, in questi quattro anni ci sono stati momenti in cui non è stato per nulla facile sopportarla. Ricominciavo da zero, o come direbbe Troisi da 3, ed è stata davvero dura. In molti momenti gli amici sono stati un grande sostegno. Non amo i gruppi o le comitive ma coltivare tante relazioni differenti con persone diverse e vivere momenti esclusivi con ciascuno. I miei amici, per me, sono la mia famiglia, non ho dubbi a riguardo.

L’incontro con il Trio è avvenuto non molto tempo dopo il mio arrivo. Avevo un bel legame in quel momento con una ragazza Italiana davvero speciale che vive tutt’oggi a Tolosa: Laura Fanelli, una grande Illustratrice e grafica. All’epoca lei condivideva la casa con altre due persone tra cui Karine Louis, la cantante lirica del gruppo che, con Anouk Sébert, cantante e attrice, aveva deciso di creare un Trio di polifonia vocale. Cercavano una terza persona ma non riuscivano a trovare qualcuno che facesse al caso loro. Ed eccomi, io sono la parte che mancava con il mio stato di urgenza perenne ed il mio “pragmatismo emozionale”. È semplicemente cosi che è nato Tsatsali: tre donne con forti personalità, molto diverse tra loro ma con universi condivisi, una forte alchimia che non si può spiegare ma solo vivere, vedere e ascoltare.

Tre donne che hanno tessuto insieme parti di loro per cercare di ritrovarsi e unificarsi a loro volta. Non a caso Tsatsali in Georgiano significa “Una parte di te” e così anche il nostro primo spettacolo ha preso il nome di “Un bout de toi”( https://www.youtube.com/watch?v=AspTDi-9WWI ).

Il proposito è che gli spettatori, vedendo e ascoltando quello che offriamo in scena, possano trovare delle parti di loro attraverso l’intreccio delle nostre differenti competenze, vissuti, colori, emozioni e caratteri. Se questo non avviene sono autorizzati a porgere i loro reclami dietro le quinte …. così dico sempre alla fine dello spettacolo.

Che evoluzione c’è stata tra il vecchio spettacolo e quello che state preparando, come nascono le idee e quali strumenti utilizzate. Insomma come lo definiresti?

Diciamo che in “Un bout de toi” abbiamo tessuto e allacciato parti di noi, quelle più nascoste che avevano bisogno di vedere la luce e quelle più brillanti che ci consentivano di appoggiarci su una radice sicura.

In questo secondo spettacolo siamo noi tre “tutte intere”. Nel corso di questi tre anni e mezzo abbiamo condiviso molto come amiche e come artiste e siamo cresciute su più fronti. Ciascuna di noi ha intrapreso un proprio percorso artistico e umano, abbiamo imparato a conoscerci e ad impastarci insieme. È stato un gran bel percorso fin qui, di cui siamo fiere e soddisfatte ma non si può nascondere che non è stato facile. Ci sono stati momenti di conflitto e abbiamo dovuto imparare a rispettarci, capire i punti forti e le fragilità di ognuna, cercare un equilibrio di tempi e spazi per non arrivare a saturazione e gestire le nostre emozioni a volte debordanti.

Facciamo un lavoro dove le passioni si accendono ed una collega è anche qualcuno con cui dai vita ad una creatura. Scherzando io dico sempre che siamo sposate e credo che ci sia una parte di verità.

Una cosa che voglio assolutamente dire è  che nonostante le difficoltà e gli screzi quello che più amo di questo Trio è la complicità, la lealtà e la non-competizione. Cose estremamente rare e preziose. Abbiamo sempre fatto attenzione affinché sulla scena ognuna potesse avere il suo momento privilegiato dove potersi esprimere e mettere in luce le sue potenzialità, ci siamo sempre incoraggiate sulle nostre capacità e le nostre ricerche personali.

Una complicità femminile che ritengo essenziale in questo mondo e che è segno evidente del nostro secondo spettacolo “Venus tourne à l’envers” (in Italiano “Venere gira al contrario”) dove il regista però è sempre lo stesso, il nostro grande e sensibile Giovanni Dispenza.

Ripercorriamo le età e le tappe importanti della vita di una donna. La storia comincia dalla morte accompagnata dal “lacrimosa” tratto dal Requiem di Mozart arrangiato in polifonia a tre voci. Tre presenze velate avanzano sulla scena, non sappiamo se stanno accompagnando un funerale o se sono loro stesse a essere morte ma poi il viaggio comincia, alla rovescia, le protagoniste ripercorrono la vita al contrario.

Come é potuto succedere?

E lì scopriamo le Parche, personaggi grotteschi, comici e soprannaturali che osservano gli eventi da un aldilà fatto di arcolai, ferri, fili, e tele. Sono le detentrici del destino e della vita dell’uomo e della donna: una tesse, l’altra misura e la terza taglia quando l’ora è arrivata. Ma qualcosa è andato storto… tre vite sono state riannodate e l’artefice del misfatto è Cloto, la filatrice che con la sua lampada concepisce il momento propizio alla nascita. Quelle tre “terrestri” non vuole lasciarle partire: hanno il desiderio di ripercorrere ancora per un istante i momenti salienti della loro esistenza e lasciare a coloro che viaggiano in loro compagnia parole, immagini, atmosfere, suoni, riscatti, rivincite, gioie, dolori, traumi, momenti frivoli, solitudini e complicità… insomma tutto quello che costella l’esistenza.

La vita di una donna che è anche quella di tutte le donne del mondo: la donna vecchia, la donna matura, la madre, la giovane, l’adolescente, la bambina ma anche l’amante, la moglie, la donna libera, la combattente, la zingara, la migrante, la prigioniera, la strega, la fata, la guaritrice…

Non si tratta di uno spettacolo femminista ma sicuramente un’ode alla figura femminile, un grido, una testimonianza. E sebbene sia un tema trattato da tanti, non è ancora abbastanza considerando quello che ancora oggi la gran parte della popolazione femminile mondiale deve ancora subire!

Il viaggio è scandito da canti che costituiscono un repertorio eclettico che non smentisce il nostro stile: canti tradizionali, pop e rock anni 80, opera lirica e brani scritti da noi. Oltre la voce gli strumenti utilizzati saranno chitarra, percussioni (Daf, Bendir, Cajon, Bombo leguero, Tamburelli). Inoltre la mia danza in questo spettacolo si arricchisce con il Flamenco e… scoppio di felicità.

Voglio terminare con una citazione di Anne Waldman, poetessa, scrittrice e militante politica della quale abbiamo preso a prestito le parole del suo poema “Fast Speaking Woman” che possiamo ascoltare nel video che abbiamo realizzato durante le riprese del nostro lavoro durante le prove per i nuovi arrangiamenti. Un video promo arriverà presto.

Anne Waldman in un’intervista dice:

“Credo che l’energia femminile abbia (nonostante indicazioni contrarie) un ascendente preciso in questa cultura. Abbiamo bisogno più che mai di riorganizzare il nostro equilibrio. Questa attività, nei suoi diversi aspetti, è già un sistema aperto… Non dobbiamo più essere scacciate. Nemmeno noi dobbiamo scacciare qualcuno. Questo è anche un paradigma della rappresentazione artistica. Letteralmente: assumere la posizione centrale.” 

Tutte le volte che in questi anni abbiamo avuto modo di parlare mi hai raccontato di alcuni altri progetti. Di cosa si tratta e come procede la tua ricerca artistica?

I progetti collaterali sono una gran bella avventura. In primis c’è “Gruppo Incanto”, una compagnia di sette musicisti ed un coro meraviglioso composto da figli e nipoti di emigrati Italiani degli inizi del ‘900. Si tratta di una produzione Radici e l’idea e la mise en scène sono di Rocco Femia, editore e giornalista arrivato in Francia 20 anni fa. L’incontro con lui ha per me rappresentato una grande opportunità in termini di lavoro e amicizia. Rocco e la moglie Delphine sono persone dal cuore immenso e dalla grande professionalità, grazie a loro lavoro a contatto con musicisti di alto livello e di grande umiltà, sono nate vere e proprie amicizie e andare alle prove diventa un momento di condivisione e calore umano. A contatto con Rocco possono esserci personaggi di spicco e conosciuti ma anche persone semplici. Le cantanti soliste di questo spettacolo siamo io e Agnese Migliore, una siciliana che come me, anni fa è migrata in Francia per cercare di realizzare i suoi sogni e concretizzare le sue passioni. È nata una grande amicizia di quelle forti e vere per cui posso ringraziare la vita ogni giorno. Negli ultimi mesi sono entrate a far parte del progetto altre due care amiche che si sono trasferite da poco a Tolosa e che attualmente condividono la casa con me: Cinzia Minotti (cantante e percussionista) e Chiara Scarpone (Cantante e Pittrice). Davvero posso dire di essere fortunata.

Altri incontri importanti per me dal punto di vista artistico sono avvenuti nell’ultimo anno. Si tratta di Stephanie Fuster, danzatrice e coreografa, che è la mia insegnate di Flamenco con cui seguo dei corsi privati e che mi aiuta costantemente ad evolvere nel mio modo di esprimermi, di sentire il movimento e di danzare. Poi Michelle Zini, la mia insegnante di canto con la quale lavoro da qualche mese e che ha aperto un universo nuovo per la mia voce.

Un’altra compagnia nella quale lavoro come cantante e danzatrice è “Les monts rieurs”, con loro sono all’interno di uno spettacolo di strada dal Titolo “Celva Terei”. Mi diverto, le persone dell’equipe sono simpatiche e grazie a loro giro spesso tutta la Francia e scopro sempre nuovi luoghi.

Direi che posso terminare qua… anche se ho citato solo alcune delle persone meravigliose che ho incontrato e che per me sono state come ossigeno. Per me questa città e i suoi dintorni sono pura magia ma credo che tutto sta nel fatto che quando prendi in mano la tua vita e segui davvero quello il tuo animo ti dice le porte si aprono e le persone e le cose giuste arrivano. Può accadere ovunque, a patto di essere fedeli a se stessi. Le difficoltà, i momenti duri,  i compromessi da fare non mancano ma me li sono scelti io… e questo fa la differenza!

 


A cura di Mauro Leone

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